Irpef, la Loggia fa i conti e si divide

Prosegue la discussione sulle modalità di applicazione dell'aliquota. Esenzione fino a 15mila euro ed aliquota fissa allo 0,55% per tutti gli altri? E' scontro tra le parti.

(c.p.) Continua a far discutere, e sarebbe strano se così non fosse, l’addizionale Irpef adottata dal comune di Brescia. Martedì pomeriggio è andata in onda una nuova puntata.
“Presenteremo un emendamento che faccia salire a 15mila euro la soglia di esenzione”, hanno spiegato in una conferenza stampa congiunta i capigruppo in Loggia di Pdl, Lega e Udc (Farina, Gallizioli e Bonetti), “mentre chiederemo che l’aliquota sia fissa per tutte le fasce di reddito allo 0,55%”.
Va oltre il gruppo della Lega Nord. “Da parte nostra”, ha spiegato il capogruppo Nicola Gallizioli, “chiederemo con una raccomandazione o con una modifica al regolamento dell’Irpef che vengano esentate anche le oltre 600 (erano 664 al 20 giugno 2011) famiglie con più di quattro figli”.
Solo una ventina di giorni fa la Giunta aveva approvato la delibera con cui si fissava l’esenzione per i redditi fino a 10mila euro e stabiliva scaglioni progressivi per tutti gli altri contribuenti (0,30% dai 10mila a 15mila euro, 0,55% per i redditi da 15.001 a 28mila euro, 0,655 per quelli da 28.001 a 55mila, 0,75% da 55.001 a 75mila e lo 0,80% per la fascia oltre i 75mila euro).
In commissione bilancio l’idea dell’aliquota fissa, se ha trovato l’approvazione dei commissari di maggioranza, ha incontrato invece l’opposizione dei gruppi di minoranza. “Ci dicono che questa nuova formula va a vantaggio dei bresciani”, ha commentato il presidente della Commissione Bilancio Fabio Capra, “eppure dai calcoli si vede che con le aliquote il gettito previsto sarebbe stato di 13.399.044 euro con l’aliquota fissa si arriva a 14.850.000 euro circa. Qualcosa non torna”.
Una diffidenza sollevata anche da Emilio Del Bono. “Vorremmo studiare meglio questa proposta”, ha fatto sapere nel suo intervento, “ma non mi pare così entusiasmante”.
Il gettitto raccolto non è l’unica valutazione che fa storcere il naso ai consiglieri del Pd. “Fissando l’aliquota uguale per tutti allo 0,55%”, ha commentato, dati allo mano, Fabio Capra, “i più penalizzati come sempre accade saranno i contribuenti del ceto medio, i circa 48.030 bresciani che hanno redditi tra i 15.001 e i 48mila euro”.
Perchè se l’aliquota resta la stessa? La risposta la dà lo stesso Capra: “Con gli scaglioni progressivi”, ha spiegato l’ex assessore ai Servizi sociali, “l’addizionale veniva calcolata sul differenziale tra la soglia di esenzione e il reddito. Ora invece il contribuente vedrà l’addizionale Irpef applicata sull’intero reddito”.
Ma non è questo l’unico motivo di scontro tra maggioranza e opposizione. “Basta dire che l’addizionale Irpef è stata fatta per pagare la metropolitana”,ha ribadito Del Bono, “perchè non si dice che negli ultimi quattro anni tra Patto di stabilità e tagli dei trasferimenti da parte della Regione il Comune di Brescia ha praticamente visto bruciare circa 100milioni di euro”.
L’assessore Di Mezza resta invece convinto del contrario. “Analizzando il bilancio e la sua variazione”, ha spiegato, “si nota che quanto entrerà dall’addizionale Irpef è proprio la stessa cifra che serva a coprire la rata del mutuo per il metrobus”. Un muro contro muro.
Convince poco anche la possibilità di esentare le famiglie numerose, visto che la legge non lo permette. “Si può mettere mano al Regolamento per i contributi dei servizi sociali”, ha ipotizzato Di Mezza. Per il consigliere Luigi Recupero (Gruppo Misto) e per la consigliera Donatella Albini (La Sinistra L’Arcobaleno) invece il sostegno alle famiglie dovrebbe essere complessivo. “Si potrebbe utilizzare il metodo del cosiddetto “fattore F””, hanno spiegato entrambi, “che fissa un coefficiente per ogni figlio. Un sistema che in Francia rappresenta l’architrave delle politiche a sostegno delle famiglie”.

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