La Provincia approva a ranghi ridotti l’intitolazione di un immobile a Sergio Ramelli, ma è polemica

Presenti solo gli esponenti di centrodestra, il consiglio di Palazzo Broletto ha dato il via libera alla contestata delibera. Il centrosinistra: «Non c'è stato un dibattito serio, condiviso, istituzionalmente maturo».

Brescia. Il Consiglio provinciale di Brescia ha approvato nel primo pomeriggio di questo lunedì 4 agosto, in seduta straordinaria, la mozione che impegna l’amministrazione a intitolare un immobile alla memoria di Sergio Ramelli, giovane milanese aderente al Fronte della Gioventù morto in opedale il 19 aprile del 1975 dopo essere stato picchiato da militanti di Avanguardia Operaia. Nove i consiglieri presenti su 17 eletti, otto dei quali hanno votato sì alla mozione, mentre  Agostino Damiolini della Lega si è astenuto. La sindaca di Ospitaletto Laura Trecani (Lombardia Ideale), esponente del centrodestra, era assente.
I consiglieri provinciali della lista Territorio Bene Comune hanno scelto di non partecipare alla seduta del consiglio di Palazzo Broletto, riconvocata questo lunedì dopo che mercoledì scorso era mancato il numero legale.
«Una mozione imposta al consiglio, voluta da una parte del gruppo di Fratelli d’Italia e priva di un reale confronto tra le forze presenti in consiglio», si legge in una nota firmata da Sergio Aurora, Riccardo Canini, Fabio Capra, Andrea Curcio, Filippo Ferrari, Maurizio Libretti, Diletta Scaglia. «Su un tema così delicato e profondo come quello della memoria storica, ci saremmo aspettati un dibattito serio, condiviso, istituzionalmente maturo. Invece, si è scelto scientemente di forzare i tempi e i toni».
«Mercoledì 30 luglio la mozione era stata respinta e il numero legale non è mancato per errore o dimenticanza, ma per una scelta politica ben precisa: il consigliere Agostino Damiolini, capogruppo della Lega, ha deciso di uscire dall’aula proprio per non sostenere la mozione; assente anche Laura Trecani di Lombardia Ideale che, in veste di sindaco di Ospitaletto, a marzo aveva respinto un’analoga mozione. Un risultato politico forte, che dimostra come la maggioranza di centrodestra non fosse compatta sul tema e che i rilievi da noi mossi avessero anche tra di loro trovato attenzione», spiegano nel comunicato i consiglieri di centrosinistra. «Il punto, per noi, non è il nome da ricordare. Il punto è come si costruisce la memoria storica pubblica: se con spirito unitario o per marcare confini identitari. La memoria non può essere ridotta a strumento di propaganda, né può essere usata per creare tensione politica su fatti che richiedono invece riflessione,
confronto e responsabilità».
«Abbiamo deciso dunque di non partecipare a questa nuova seduta, indetta, peraltro, senza aver prima convocato, come da prassi, la conferenza dei capigruppo, per affermare un principio: così si fa solo divisione», conclude il documento. «Ci auguriamo che il consiglio provinciale torni ad occuparsi con serietà delle priorità dei cittadini bresciani e ad essere davvero di supporto all’attività amministrativa dei Comuni. Mobilità, trasporto locale, grandi infrastrutture, ambiente, edilizia scolastica, risorse per i comuni, servizi sovraccomunali: questi sono i temi su cui dobbiamo confrontarci e possibilmente collaborare, nell’interesse dei territori e delle comunità che rappresentiamo.
All’intitolazione si erano in precedenza opposte anche numerose associazioni e organizzazioni progressiste, definendo l’iniziativa «di chiaro carattere propagandistico e strumentale, che fa parte della strategia revisionista di un mondo politico che, anziché recidere le connessioni con la forma peggiore assunta dal fascismo storico, quello della Repubblica sociale italiana, persegue il mantenimento di atteggiamenti ambigui e revisionisti».

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