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“Fusione A2A-Aeb? Analogia pericolosa anche per quella con LgH”

Lo afferma il consigliere regionale del M5S Ferdinando Alberti, secondo cui l'esempio (negativo) della incorporazione della utility lombarda con Aeb sarebbe un monito per quella con Lgh.

(red.) Dopo che l’operazione del Comune di Seregno sulla fusione tra A2A e AEB è stata bocciata dal Tar Lombardia e dal Consiglio di Stato, è notizia di qualche giorno fa che siano state indagate, a vario titolo, 10 persone tra cui il sindaco, l’assessore alle Partecipate, il segretario comunale del Comune, la presidente e alcuni membri del cda di AEB e alcuni dirigenti di A2A.

“L’indagine”, spiega il consigliere regionale Ferdinando Alberti (M5S),”è nata grazie a due esposti depositati in procura dal mio collega del M5S in Regione Lombardia, Marco Fumagalli, e dal consigliere di Seregno Tiziano Mariani che aveva fatto ricorso al Tar insieme a due aziende del settore della distribuzione del gas”.

“Per la presidente di AEB, Loredana Bracchitta, le ipotesi di reato contestate sono corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per fatti commessi a partire da ottobre 2019″, spiega il pentastellato. “Da quella data si è arrivati ad aprile 2020, momento in cui si è dato il via alla fusione tra la multiutility brianzola con A2A. Ma a quell’operazione si è giunti senza alcuna gara pubblica, cosa che sarebbe servita per cercare sul mercato eventuali soluzioni più convenienti per i Comuni soci di AEB che per l’integrazione avrebbero ceduto parte delle loro quote ad A2A. Per questi motivi è arrivata la bocciatura del Tar e, a inizio settembre, quella del Consiglio di Stato a cui hanno fatto seguito le recenti procedure di indagine”.

“Le analogie tra questa vicenda e l’operazione LGH/A2A che ha visto protagonisti, tra gli altri, diversi Comuni della provincia di Brescia, si sprecano”, continua il consigliere regionale.

“La fusione condotta da LgH mediante la vendita delle proprie azioni ad A2A, grazie ad un mio diretto intervento”, spiega Ferdinando Alberti, “era stata cassata dall’ Anac che, semplicemente applicando le leggi vigenti, aveva ritenuto non possibile la vendita diretta senza una procedura concorsuale. La delibera Anac è stata impugnata da alcuni soci di Lgh ma il Tar aveva confermato quanto scritto dall’anticorruzione nazionale: la cessione è illegittima se avviene senza bando di gara. Queste decisioni sono state di fatto precursori delle due sentenze che hanno bocciato la fusione di AEB in A2A” evidenzia Alberti.

Lgh sede Cremona

“Che ne è stato però della fusione di LGH in A2A? Nonostante quanto detto, nessuno è tornato sui suoi passi. Questo perché le decisioni di Anac non hanno potere vincolante e il Tar si era espresso contro l’impugnazione della decisione di Anac e non contro la fusione. In sostanza, tutto è rimasto com’era. Anzi, in questi mesi i Comuni soci di Lgh stanno addirittura affrontando la fase di decidere se completare o meno il processo di fusione iniziato nel 2016″.

“Nel bresciano e nel bergamasco 60 comuni hanno una partecipazione in Cogeme Spa che a sua volta controlla il 15,15% di LGH. Secondo quanto previsto dall’accordo siglato con A2A”, prosegue la nota del consigliere regionale del M5S, “le società Cogeme Spa, AEM Cremona Spa, ASM Pavia Spa e ASTEM Spa di Lodi, tutte società pubbliche al 100%, dovranno ricevere mandato da parte dei loro soci se completare o meno la fusione in A2A”.

“Insieme ai miei colleghi delle province di Cremona, Pavia e Lodi stiamo procedendo ad acquisire le delibere e gli atti comunali che autorizzano la cessione definitiva delle quote di LGH ad A2A” illustra Alberti. “Gli enti locali hanno trenta giorni per rispondere scaduti i quali noi procederemo in ogni caso con il deposito di un esposto alla Corte dei Conti chiedendo la responsabilità amministrativa e la quantificazione del possibile danno erariale, ribadendo così l’illegittimità di questa “fusione””.

“Alcuni Comuni come Rovato e Cazzago San Martino, i due più importanti soci di Cogeme, hanno già deliberato favorevolmente ma molti altri ancora non lo hanno fatto”.

“Mi appello”, chiosa il consigliere pentastellato, “a tutti gli amministratori locali e ai consiglieri sia di maggioranza che di minoranza a valutare con tutte le attenzioni del caso le loro scelte perché le sentenze e le decisioni assunte dai tribunali amministrativi, dal Consiglio di Stato e dall’Anticorruzione parlano chiaro: non si possono vendere quote di una società pubblica senza gara pubblica. Ignorarle significa perseverare su un cammino molto pericoloso. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità in piena e totale autonomia e libertà. Però poi, se qualcosa va male, nessuno dica che non sia stato avvertito”.

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