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A2A vuole restare in Montenegro?

Secondo rumors, la utility starebbe lavorando per confermare la partnership con Epcg di cui detiene il 40%.

(red.) Restare o meno in Montenegro? Un dilemma per A2A, la multiutility dei Comuni di Brescia e Milano, che deve decidere se proseguire la partnership con Epcg.
Secondo quanto riferisce Milano Finanza, la utility è al lavoro per confermare la propria presenza in Montenegro, Paese che presidia attraverso una quota di poco più del 40% circa nel capitale dell’azienda elettrica di Stato, Epcg.
«Il governo del Montenegro ha un diritto di prelazione sulla nostra quota, ma noi stiamo lavorando per rimanere in Montenegro se ci saranno le condizioni. Vale a dire se non salterà il tavolo con il governo locale, resteremo», ha spiegato il presidente della multiutility lombarda, Giovanni Valotti, a margine di un evento a Milano.
La società sta infatti definendo in queste settimane le linee guida del nuovo piano industriale che verrà presentato al mercato all’inizio della prossima primavera, nel quale dovrà prendere una decisione anche sulla partecipata balcanica, che potrebbe essere ceduta per ridurre ulteriormente l’indebitamento (3,466 miliardi a fine settembre, in miglioramento di 408 milioni rispetto a fine dicembre).
La quota in Epcg venne acquistata nel 2009 per 436 milioni di euro e Valotti ha di fatto escluso già oggi la possibilità che A2A possa optare per una soluzione alternativa alla cessione in blocco della quota o al suo mantenimento, vale a dire la riduzione parziale del proprio impegno nell’equity. “Se resteremo, resteremo convinti”, ha assicurato Valotti.
Nel frattempo, secondo le ultime indiscrezioni, A2A potrebbe procedere alla chiusura in Italia di circa 2.000 Megawatt di capacità produttiva termoelettrica, più o meno l’equivalente di due grosse centrali a gas. La partita è ancora tutta da giocare e un quadro definitivo potrà essere tracciato solo con la stesura del nuovo piano industriale. L’orientamento sarebbe quello di muoversi sulla falsa riga di Enel che di recente ha annunciato lo spegnimento di 23 vecchie centrali a causa del crollo della domanda di elettricità e della forte concorrenza delle rinnovabili.
Una mossa che, per entrambe le aziende, è dettata dalla necessità di razionalizzare l’attuale e ormai cronica sovraccapacità produttiva, con un conseguente e significativo risparmio in termini di costi, fatta salva la gestione delle inevitabili ricadute sul fronte occupazionale.
Dalla chiusura dei 2.000 Megawatt di capacità termoelettrica gli analisti non si aspettano un impatto sull’ebitda, atteso prossimo a zero, mentre hanno stimato una riduzione degli ammortamenti e delle svalutazioni di circa 40-50 milioni, con un incremento sull’utile per azione 2015 del 7-8%. Dopo le dichiarazioni del presidente Valotti, a Piazza Affari il titolo A2Asi limita a un progresso dello 0,06% a 0,781 euro.

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