A2A, candidature al rush finale

Lunedì 14 aprile scadono i termini per presentare i nominativi del futuro Consiglio di amministrazione della utility. In lizza: Tarantini, Di Mezza e Comboni.

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(red.) Scadono lunedì 14 aprile i termini per la presentazione delle candidature per l’eligendo Consiglio di amministrazione di A2A, la multiutility dei Comuni di Brescia e di Milano.
Ancora una manciata di ore, dunque, per proporre i nominativi che andranno a comporre il cda dell’azienda controllata dalla Loggia.
Entro il 19 maggio, invece, i soci di maggioranza (ovvero i due Municipi lombardi) e quelli minoritari dovranno depositare le liste con le candidature da votare nell’assemblea del 13 giugno prossimo.
La nuova governance della utility, nata dalla fusione della meneghina Aem e della bresciana Asm, punta ad uno snellimento del consiglio di amministrazione con quattro rappresentanti del Comune di Brescia, quattro di quello di Milano, tre indicati dai soci di minoranza, un presidente ed un amministratore delegato.
Intanto, però, sono state rese note alcune delle candidature che la Loggia potrà valutare: Norberto Rosini (commercialista, vicino al sindaco Del Bono, già nel consiglio di sorveglianza con Graziano Tarantini e quindi con Filippo Ranci), Fausto Di Mezza (già assessore al Bilancio nella giunta Paroli, quindi nel Consiglio di Sorveglianza di A2A nel 2012 come vicepresidente, esponente di Forza Italia);  Giovanni Comboni ( docente di Economia aziendale alla bocconi di Milano,  già vicesindaco a Brescia con Mino Martinazzoli).
Per quanto riguarda invece i nominativi dei papabili presidenti è nota la ricandidatura di Graziano Tarantini,  già alla guida del Consiglio di Sorveglianza  dal 2009 al 2012 e attuale presidente della gestione, nonchè avvocato e alla guida sia di Banca Akros che di Fondazione San Benedetto; Filippo Ranci Ortigosa, presidente della Sorveglianza di A2A; Giovanni Valotti, bresciano, prorettore in Bocconi e attuale presidente di Metropolitana Milanese.
Da definire anche il nome del  direttore generale della utility per il quale si riaffaccia l’ipotesi di Renato Ravanelli.

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