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A2A, su Report la catastrofe Montenegro

Da 3 euro a 40 centesimi: il titolo crolla in borsa e il fardello ex-jugoslavo pesa sui bilanci della ex municipalizzata di Brescia. Ne parla l'inchiesta trasmessa su Rai 3.

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(red.) L’investimento (l’acquisto della società elettrica Epcg) di A2A, la multiutility dei Comuni di Brescia e Milano in Montenegro? “Un disastro” per le casse dell’azienda, che nel 2011 ha perso ben 70 milioni di euro.
Sulla base di questa considerazione si è sviluppata la puntata di Report andata in onda domenica sera su Rai 3. Il servizio della trasmissione condotta da Milena Gabanelli ha sollevato diversi dubbi sulla natura industriale dell’investimento: nell’inchiesta viene sottolineato che la ex municipalizzata sia stata spinta ad acquistare il 43,7% dell’azienda elettrica nazionale montenegrina dall’allora governo Berlusconi. Questo perchè,s econdo Report, sarebbe scaturito nell’ambito degli accordi di cooperazione siglati nel 2009 con lo Stato balcanico.
Un “j’accuse” a cui A2A ha replicato precisando che “l’impatto della controllata montenegrina Epcg sui conti di A2A nel 2011 “è stato pari a 70 milioni di euro” di cui “41 per svalutazioni e 29 per perdita di esercizio”.
Inoltre, sottolinea ancora la società, la perdita di esercizio del 2011 di competenza del gruppo, diversamente dai 916 milioni indicati da “Report”, è stata di 420 milioni ed è legata “principalmente” alle svalutazioni delle partecipazioni in Edison ed Edipower.
Per quanto riguarda i motivi che hanno spinto la società a investire il Montenegro, una nota del gruppo sottolinea “due fondamentali obiettivi industriali: acquisire nuova capacità produttiva da fonte rinnovabile, in particolare idroelettrica, e presidiare un’area geografica sempre più integrata nel sistema italiano ed europeo, grazie all’interconnessione prevista tra Italia e Montenegro attraverso un cavo sottomarino da 1000 MW”.
“Ci sarà stato anche un accordo politico ma dal punto di vista di A2A l’investimento ha un suo perché”, ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza Pippo Ranci, a margine di un confronto tra i vertici di A2A e le commissioni Ambiente, Partecipate e Bilancio del Comune di Milano. L’investimento in Montenegro ha infatti permesso “di acquisire asset pregiati” di generazione idroelettrica. “L’impianto ha una sua validità”, ha affermato il presidente del Cds, “indipendentemente dal cavo di Terna, la cui realizzazione è prevista per la fine del 2015”.
Nella sua nota A2a ha ricordato che la perdita di 66 milioni accumulata nel 2011 da Epcg è stata dovuta alla scarsa piovosità che ha limitato la produzione idroelettrica costringendo la società a importare energia, alla “riduzione delle tariffe regolate (-10% circa) e alla criticità del cliente energivoro Kap, un grande impianto di alluminio che si é rivelato un pessimo pagatore”.
A2A ha ricordato infine di aver “iniettato in Epcg 96,2 milioni a titolo di aumento di capitale. Dopo gli investimenti effettuati la controllata dispone ancora di circa 60 milioni di euro, in gran parte depositati presso Prva Banka, istituto di cui Epcg é azionista accanto ad Aco Djiukanovic, fratello dell’ex premier Milo Djukanovic. Le somme”, ha concluso l’azienda, “sono remunerate a normali condizioni di mercato”.
Nel servizio di Report compaiono anche interviste a diversi personaggi bresciani, tra cui Renzo Capra, ex presidente del Consiglio di Sorveglianza della multiutility, molto critico sull’operazione stessa, e anche a Fausto Di Mezza, ex assessore al Bilancio in Loggia ed attuale vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di A2A (citato anche per la sua passione di giocatore di poker), a Stefano Saglia e Laura Castelletti.
Durissimo il commento di Capra all’investimento nel paese balcanico: “Cosa ci andiamo a fare?” dice al giornalista che lo intervista, “Qual è il piano di sviluppo?”. E ancora, sulle perdite dell’investimento l’ex presidente del Cds afferma: “Pagata cara. Hanno pagato caro un debito” e aggiunge sull’affaire Epcg: “anzichè rendere fa perdere”.

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