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A2A, “il rilancio per salvare il modello Asm”

Dibattito sulla società organizzato dal Pd: "Dobbiamo guardare verso Lgh e Cogeme". Corsini: "Tarantini non adatto per un rilancio industriale".

(v.p.) Dalle scelte su A2A dipende il futuro della città di Brescia. Lo ha ribadito, tra le righe di un discorso ben più articolato, il Partito Democratico che, mercoledì pomeriggio, ha organizzato un convegno per illustrare la mozione sulla ex-municipalizzata con un dibattito a più voci coordinato da Guido Lombardi, vice-caposervizio delle pagine di economia de Il Giornale di Brescia.
Sulle vicende della ex-municipalizzata hanno potuto dire la loro anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, oltre all’ex-primo cittadino Paolo Corsini e l’ex presidente di Asm Angelo Rampinelli, alla guida della multiutility prima della quotazione in borsa. Il padrone di casa è stato, però, Emilio Del Bono, capogruppo a Palazzo Loggia che insieme con i suoi colleghi di partito ha redatto un documento con una serie di indicazioni politiche che saranno discusse in consiglio comunale nei prossimi giorni.
SI’ AL DUALE, NO ALL’AMMINISTRATORE DELEGATO. “A suo tempo abbiamo condiviso il progetto di fusione pur con una serie di perplessità”, ha spiegato Enzo Torri, Cisl.“Ora, alla luce dell’esperienza trascorsa in questi anni, pensiamo che Brescia debba recuperare autonomia, professionalità e una serie di ricadute virtuose sulle imprese fornitrici. Brescia deve far valere le proprie capacità e il capitale umano estremamente qualificato che possiede. Mi riferisco ad esempio alla filiera dei rifiuti, ma non solo. Dobbiamo organizzare una ristrutturazione che tenga conto della nostra storia e che non faccia perdere potere e ruolo alla città”.
Sulla gestione della governance duale, inoltre, “ci sono state delle difficoltà su alcuni meccanismi tecnici. Ci sono due direttori generali, anche se soltanto uno prende le decisioni. Le deleghe devono essere ridistribuite correttamente, come prevede lo statuto. Condividiamo molte delle proposte del Pd”, ha aggiunto, “ma la figura dell’amministratore delegato non ci convince molto, dato che andrebbe a stridere con i due direttori generali”. Pungolato da Lombardi, Torri ha poi dichiarato che su A2A i tre sindacati potrebbero avere una visione unitaria, poiché le categorie, all’interno dell’azienda, hanno una serie di punti di vista comuni.
POSIZIONE UNITARIA SI’, ATTENZIONE ALLE COMPETENZE. Anche Damiano Galletti, Cgil, ha espresso un parere favorevole sui sindacati unitari per A2A, “anche perchè, all’interno dell’azienda, ci sono sindacalisti esperti e l’utility ha una storia di un certo tipo”. Sulla fusione, poi, il numero uno della Camera del Lavoro ha ricordato di come 53 giorni di interregno dopo l’incorporazione siano costati cari alla nostra città, “tanto è vero che abbiamo anche scioperato”, e dei dubbi del sistema duale, “un po’ troppo traballante per una società di queste dimensioni. Ora dobbiamo capire cosa vogliamo. A2A deve essere un bancomat per le amministrazioni comunali? Deve essere una partecipazione finanziaria? Oppure deve essere una realtà in grado di creare un’attività industriale che sappia tradursi in servizi di qualità per i cittadini e posti di lavoro? Noi crediamo che si debba pretendere una filiera produttiva capace di creare occupazione e innovazione, proprio come in passato. Dobbiamo dar vita a un soggetto forte che sappia dialogare con i cittadini/utenti”.
Secondo Galletti, però, è riduttivo parlare di scorporo dei servizi ambientali, “poichè i rifiuti puzzano e a Brescia esiste anche una questione ambientale che vorremmo fosse meglio affrontata. Oltretutto i cittadini non amano l’idea di diventare la discarica d’Italia, come dimostra la recente questione dei rifiuti da Bergamo”.
SINDACATI UNITI? AL MOMENTO E’ IMPOSSIBILE. “Purtroppo al momento è impossibile pensare ai sindacati unitari in A2A. Mancano infatti relazioni sindacali di alcun genere ed è, purtroppo, la dimostrazione di come Milano abbia svuotato di competenze Brescia e di come, nella nostra città, sia impossibile esercitare qualsiasi ruolo”. Sono state le parole provocatorie di Angello Zanelli (Uil): “Anche se attualmente non vi è alcuna convergenza ufficile possiamo dire di condividere il documento del Pd. Purtroppo l’organico è aumentato a dismisura e pure il managemnent ha avuto un incremento notevole, anche se forse non è stato all’altezza. Purtroppo abbiamo assistito alla vendita di alcuni pezzi pregiati di azienda per far tornare i conti e per coprire operazioni non virtuose, come quella in Montenegro”.
“Vogliamo che a Brescia”, ha precisato, “vengano date alcune garanzie, ad esempio sull’acquedotto, anche dopo la vendita del ciclo idrico di Bergamo, e che qualcuno ci venga a spiegare cosa sta accadendo. A maggio la gestione passerà a Brescia e il rischio è che si vadano ad affrontare progetti molto distanti dal territorio senza che nessuno sia intervenuto per alcuni chiarimenti. Una cosa comunque non ci convince per il futuro”, ha concluso. “Dividere l’energia elettrica dalle altre attività. E’ un comparto importante per la nostra provincia, trasferire le scelte a Milano potrebbe non essere la soluzione giusta per una provincia energivora come la nostra”.
DOPO LA QUOTAZIONE CI SONO LE FUSIONI. Chi è sempre stato contrario a una “globalizzazione” di Asm è Angelo Rampinelli, amminstratore di Asm, prima ancora della quotazione in borsa: “Ho sempre storto il naso alla privatizzazione di Asm, poiché la nostra multiutility aveva un dna del tutto unico in Italia. La scelta di uscire dai confini cittadini ha comportato una serie di conseguenze, purtroppo più gravi di quanto ci si aspettava. Eravamo la migliore utility d’Italia, avevamo cash, Know how e, cosa più importante, un gruppo di dirigenti che lavorava per il bene della città e per la crescita della comunità. Essere di Asm voleva dire sentirsi radicati nella città, e questo era motivo di grande orgoglio e di grande impegno per tutti. Asm aveva una simbiosi con il nostro territorio, e non a caso sono state fatte una serie di scelte lungimiranti e redditizie, come il teleriscaldamento o il termoutilizzatore”.
Nel futuro, quindi, andrebbe recuperato un po’ dello spirito iniziale di Asm, “anche se”, ha spiegato Rampinelli, “parte della squadra di un tempo ormai non esiste più. La fusione è stata la conseguenza della privattizazione e della quotazione in borsa. Ora, più che discutere del duale, è necessario trovare un consigliere delegato con le palle in grado di raddrizzare i conti e gli investimenti della società”.
In conclusione un piccola curiosità: “Nel corso di un incontro il sindaco di Milano Albertini mi disse: ‘cosa vi viene in mente di fondervi con Aem. Noi non abbiamo know how, soldi, né persone come quelle che si possono trovare in Asm”.
GOVERNANCE: BASTA SILENZI OMERTOSI. “Basta silenzi imbarazzanti e omertosi da parte del sindaco di Brescia Adriano Paroli. Dobbiamo parlare delle sorti dell’azienda e ci sono degli argomenti che devono essere affrontati”. E’ apparso stimolato dagli interventi degli ospiti Del Bono. Il documento del Pd presentato al consiglio comunale è stato recepito, “e si tratta di un testo sul quale poterci confrontare con la maggioranza, senza rigidità e senza pregiudizi. Anche la Lega Nord ha presentato un documento su A2A. Ora vogliamo sapere quali sono le linee del sindaco e del Pdl. Noi, a differenza di Cesare Galli e dell’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza, non pensiamo che A2A sia solo una partecipazione finanziaria. Crediamo, al contrario, che la società debba tornare a intersecarsi con il territorio proprio come aveva sempre fatto Asm. Non è stata la fusione a indebolire la presenza dell’azienda sul territorio, sebbene ci fossero degli elementi critici, ma quanto è stato fatto dopo, visto che sono mancate le correzioni. Il comune di Brescia non ha mai dato alcuna indicazione e non si è mai fatto sentire su temi importanti”. 
Ora è necessario consolidare la posizione di A2A, “e lavorare per una utility lombarda
, guardando ad altre realtà, come Lgh e Cogeme ma non solo. Edipower potrebbe invece essere il motore per uscire dalla nostra regione, e trattare con altre utility fuori dal nostro territorio. Con Iren, ad esempio, si stanno gettando delle basi concrete”. Sull’amministratore delegato Del Bono è sicuro che farebbe bene all’azienda, “potrebbe controllare e discutere con la proprietà le strategie aziendali. Poi di fatto Ravanelli, che è uno dei due direttori generali, svolgeva quel ruolo senza avere il mandato. Quindi non ci sarebbero problemi di incompatibilità. Servono dei manager che sappiano rilanciare A2A ed è necessario anche rivedere al ribasso i compensi dei consiglieri”.
PIANO INDUSTRIALE, TARANTINI NON E’ UN TECNICO. “Penso che Graziano Tarantini, presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, sia esperto nelle politiche dei servizi ma non esperto nelle politiche industriali”, è l’opinione di Paolo Corsini. “Purtroppo la giunta Paroli ha estromesso, mano militari, i consiglieri di spessore che avevamo insediato, come Capra e Rampinelli, in grado di difendere gli interessi della città e la tradizione virtuosa di Asm. La fusione è stata studiata per evitare che Asm potesse esssere assorbita da altre aziende, magari straniere. Volevamo garantire l’indipendenza alla società, lanciando inoltre un modello aggregativo simile a quello di Rwe in Germania. Sui 53 giorni di interregno, purtroppo, sono intervenuto in più occasioni, in ultimo il 22 febbraio 2008, nel corso dell’assemblea di A2A, per ricordare che le decisioni durante le pratiche di fusione spettavano per statuto al consiglio di sorveglianza guidato da Renzo Capra”.

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