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“A2A? Non è più strategica”

L'assessore alle Attività produttive del comune di Milano, Franco D'Alfonso, in un articolo apparso su Repubblica. "Vendere le quote e fare cassa".

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(red.) Vendere in parte o cedere del tutto le quote di A2A? Se Brescia punta ad una dismissione parziale delle azioni, come ipotizzato qualche giorno fa dall’assessore al Bilancio in Loggia Fausto Di Mezza, nel capoluogo lombardo, che detiene, con la Leonessa, la maggioranza della partecipazione nella multiutility nata dalla fusione di Asm con Aem, non sembrano invece avere dubbi.
Cedere tutto, vendere le quote societarie per fare cassa. Almeno sembra di questo parere l’assessore milanese alle Attività produttive, Franco D’Alfonso che, come riporta Repubblica, lo sostiene in un articolo di prossima pubblicazione su “ArcipelagoMilano.org”. L’idea corrobora quella, più cauta, del collega al Bilancio Bruno Tabacci, anche lui possibilista su una (parziale) cessione delle quote.
Un’ulteriore tassello che alimenta la polemica sulla questione della multiutility.
Per D’Alfonso, come riporta il quotidiano di Ezio Mauro, A2A non è più strategica dopo la cessione della rete a fibre ottiche. Palazzo Marino ha quindi due scelte per l’assessore: tenerla se rende, ma, in caso contrario, cederla se ciò comporta che il comune si indebiti.
Facendo un raffronto con la situazione bresciana, anche la Loggia ha annunciato che i dividendi per il 2011 saranno ridotti, addirittura dimezzati, e le casse comunali dovranno fare  ameno di ben 30 milioni di euro da A2A.
Per quanto concerne invece l’Amsa, la ex municipalizzata inglobata in A2A, per Milano, secondo D’Alfonso, si tratta di un’azienda invece “strategica”, la cui quota da parte del comune meneghino in A2A vale circa 700 milioni. Per l’assessore alle Attività Produttive Milano deve riprendersi l’Amsa e 300 milioni di euro.

 

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