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Brescia, aumentano gli infortuni mortali

Tra le province italiane è Modena a detenere la maglia nera con 17 morti nei primi sette mesi del 2012, ma nella nostra provincia sono già 13 nello stesso periodo.

(red.) Nonostante l’estate e il rallentamento del ritmo delle attività produttive, il bilancio delle morti bianche non si arresta. Sono 308 le vittime del lavoro registrate nei primi sette mesi del 2012, sul suolo nazionale,contro le 300 del 2011 con un incremento del 2,7%.
Nei soli mesi di giugno e luglio sono morti 100 lavoratori. Come fossero deceduti in due mesi tutti i dipendenti di una media azienda.
Questi i primi dati che emergono nella più recente indagine condotta dagli ingegneri dell’Osservatorio Vega Engineering di Mestre.
Continuano così a definirsi sempre più nitidamente i contorni delle situazioni peggiori nel nostro Paese con la Lombardia che conta 41 morti bianche, seguita dall’Emilia Romagna (40), dalla Toscana (30), dal Veneto 24, dalla Campania (23) e dal Piemonte (20).
Mentre per incidenza di vittime rispetto alla popolazione lavorativa – si tratta quindi della misurazione del rischio effettivo – è l’Abruzzo a guidare la classifica con un indice di 34,4 contro una media nazionale pari a 13,5. Seguono Trentino Alto Adige e Molise (27,7) e Basilicata (27).
Tra le province italiane è Modena a far rilevare il maggior numero di vittime sul lavoro con 17 decessi da gennaio a luglio. Seconda è Brescia (13, 2 in più rispetto a fine giugno), terza Salerno con Torino (10). Il più alto rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa viene invece registrato a Grosseto (93,5). Seguono: Modena (55,9), Nuoro (52,9), Pescara (51), Avellino (48,3), Benevento (45,7).
La principale causa di morte registrata dall’Osservatorio è quella provocata da una caduta dall’alto (22,7 % delle morti), seguita dal ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (22,1%); al terzo posto lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (17,5%).
Ancora in agricoltura il maggior numero di morti bianche con 37,8 % del totale delle vittime sul lavoro; nel settore delle costruzioni invece è deceduto il 24,8 % dei lavoratori. L’8,1% degli eventi mortali, invece, è stato rilevato nel commercio e nelle attività artigianali; mentre il 6,2% nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni.
Gli stranieri deceduti sul lavoro sono il 12,9% del totale. I rumeni i più numerosi. Mentre le fasce d’età più colpite sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (77 vittime), quella dei 35 – 44enni (63 morti), degli ultrasessantacinquenni (62). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (165); segue il 21,9 della fascia 55-64 e il 12,3 dei 45-54.

 

 

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