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Tpl, sindaci bresciani scrivono al Governo e Regione: servono risorse

Il rischio è che dal 7 gennaio, con anche gli studenti delle superiori in presenza, il servizio venga ridotto.

(red.) Negli ultimi anni è sempre stato un disagio quello di dover recuperare, tramite Comune di Brescia e Provincia, le risorse per consentire al trasporto pubblico urbano ed extraurbano di continuare a funzionare. Ma ora, complice anche la pandemia che ha portato all’emergenza economica, non si esita a dire che la situazione sia diventata non più sostenibile. Per questo motivo lo stesso Comune di Brescia insieme a Palazzo Broletto, ma stavolta anche insieme a un centinaio di sindaci dei Comuni in rappresentanza di 800 mila bresciani, hanno scritto una lettera condivisa ai ministri alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli e all’Economia Gualtieri, oltre agli assessori lombardi Claudia Maria Terzi e Davide Caparini per chiedere risorse.

Paventando il rischio che il servizio possa non essere regolare già a partire da gennaio, quando dal 7 anche gli studenti delle scuole superiori, al 75%, potranno tornare a fare lezione in presenza. Nelle due missive si chiede un’equa distribuzione delle risorse sul trasporto pubblico locale. A livello di Stato, si chiede di ripristinare una migliore dotazione del fondo nazionale dei trasporti sempre ridotto dal 2010-2011. Mentre alla Regione si chiede di mettere in pratica l’ordine del giorno del 2018 sulle misure per consentire anche a Brescia di avere risorse eque.

Tanto che proprio a Brescia il sindaco Emilio Del Bono e il presidente della Provincia Samuele Alghisi definiscono un unicum il nostro caso, dove si devono integrare ogni anno 11 milioni di euro per far funzionare il servizio. Per una spesa – dicono – che non compete a noi. La prima contingente richiesta riguarda il prossimo 7 gennaio. Nel momento in cui l’Agenzia del Tpl – fanno sapere da Brescia – non riceverà dallo Stato o dal Pirellone 8 milioni di euro che mancano all’appello, si andrà incontro al taglio del 20% delle corse sul trasporto pubblico urbano e il 15% su quello extraurbano e consentendo la didattica in presenza alle superiori solo fino alla metà.

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