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Coronavirus, tpl e scuola: tutti in classe dalle 9. Da Brescia: insostenibile

C'era un modello che funzionava: ingressi scaglionati alle 8 e 9 e didattica in presenza e distanza a rotazione.

(red.) Dal punto di vista scolastico e sul fronte del trasporto pubblico poteva essere l’occasione in cui il resto d’Italia prendesse esempio dal modello bresciano. Cioé didattica in presenza e a distanza a rotazione e scaglionamento negli orari d’ingresso e uscita per quanto riguarda le scuole superiori. Ecco perché il nuovo decreto del presidente del Consiglio non piace assolutamente al sistema bresciano. Dpcm che, ricordiamo, prevede a partire da domani, mercoledì 21 ottobre, che gli studenti delle superiori inizino a fare lezione alle 9, di fatto un’ora più tardi rispetto al consueto. Per quanto riguarda la posizione governativa, questo aiuterebbe ad evitare gli affollamenti sui mezzi pubblici rispetto a quanti iniziano a lavorare alle 8.

Il problema è che molti cominciano anche alle 9, in particolare negli uffici pubblici, così come nei negozi. E per questo motivo il territorio provinciale bresciano, che aveva studiato dallo scorso aprile un piano dedicato e che sta funzionando, ora si trova spiazzato. Il sistema della nostra provincia, al quale anche altri territori in Lombardia stavano guardando, prevede ingressi scaglionati alle 8 alle 9 per quanto riguarda gli studenti in presenza, con la didattica a distanza a rotazione. Questo favorisce il fatto che la maggior parte dei mezzi non presenta più elementi di criticità rispetto alle 700 corse ogni giorno e a fronte di 900 mezzi. E in vista, però, delle modifiche che entreranno in vigore da domani, nella giornata di ieri, lunedì 19 ottobre, si è svolto un tavolo informale tra la prefettura, l’Ufficio territoriale Scolastico e l’Agenzia del Tpl.

E l’opinione comune è che il cambio di impostazione metterebbe in crisi il trasporto pubblico extraurbano e senza la possibilità del distanziamento. Senza dimenticare che i centri di formazione professionale iniziano regolarmente le lezioni alle 8, ma rischiano di trovarsi senza mezzi pubblici. Per questo motivo il presidente dell’Agenzia del Tpl di Brescia Claudio Bragaglio definisce sbagliata e insostenibile la decisione contenuta nel nuovo dpcm. Nel frattempo, nei giorni precedenti a martedì 20 ottobre il consigliere regionale bresciano del Pd Gianantonio Girelli aveva lanciato una polemica per i mezzi pieni a fronte di altri 200, quelli privati, rimasti fermi. Ma servono risorse e fondi che l’agenzia del trasporto pubblico locale non possiede.

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