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Metrobus, i conti sotto indagine

(red.) Operazione “glasnost”. La si potrebbe definire così, mutuando la celeberrima definizione utilizzata da Michail Gorbačëv, l’impegno che il Consiglio comunale di Brescia ha votato ed approvato venerdì in Loggia per fare luce e rendere “trasparenti”, appunto, i conti legati al metrobus.
Un documento, presentato dai capigruppo di Pdl, Lega Nord e Udc (astenuto invece il Pd), consegnato alla presidente Simona Bordonali in cui viene chiesta l’istituzione di una commissione di indagine che esamini e passi al setaccio tutti i conti relativi alla metropolitana leggera di Brescia.
Perché una commissione? Per la “necessità di conoscere, con gli approfondimenti del caso, le modalità con le quali sono stati definiti i componenti del Piano economico finanziario che ha dato luogo al progetto per la realizzazione del metrobus e di approfondire l’attuale situazione finanziaria derivante dai costi dell’opera stessa”.
Tradotto: viene chiesto di fare chiarezza sia sul piano economico stilato dalla precedente amministrazione che ha dato il ‘la’ al progetto sia sulla sua sostenibilità, e, all’attuale, invece, le ragioni di un conto che arriva a toccare, attualmente, la cifra di 915 milioni di euro.
La commissione dovrebbe costituirsi a settembre, ma non è ancora stato definito se essa verrà istituita come organismo altro o se verrà inserita all’interno di realtà già esistenti (Bilancio o Metrobus).
Sotto la lente d’ingrandimento, da una parte, il piano finanziario redatto nel 2004 dalla Giunta guidata da Paolo Corsini che aveva ideato un progetto economico che prevedeva un biglietto del metrò a 1,90 (non sostenibile) e senza fondi da destinare alle opere complementari dell’infrastruttura.
Dall’altra, invece, ‘si fanno le pulci’ all’accordo sulle riserve stipulato con l’Ati Astaldi-Ansaldo e al successivo acquisto da parte di Astaldi delle azioni (40 milioni) dell’autostrada Serenissima detenute dalla Loggia.
COSTO DELL’OPERA Il piano finanziario votato nel 2004 fissava costi per 743 milioni, risorse per 708 e un ulteriore fabbisogno di 35.  Attualmente il costo finale indicato dalla Loggia ammonta a 915 milioni, 751 euro di risorse e un “buco” di 164.
Una cifra a cui si arriva perché nel 2004 non era stato fissato il costo delle opere complementari, a cui si aggiunge l’accordo sulle riserve con Ati (chiuso a quasi 100 milioni di euro) e il biglietto a 1,20 contro l’ipotesi originaria di 1,90.
L’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza ha snocciolato i dati sull’indebitamento dell’opera, che ammontano a 400 milioni, ovvero, oltre 54 milioni di euro per i prossimi 30 anni.
Una parte del “buco” viene coperto da Regione Lombardia, al comune spetta il compito di reperire 35 milioni l’anno- Una parte sarà finanziata con l’introduzione dell’Irpef (6 milioni nel 2011 con l’aliquota allo 0,20% e poi, dal 2012 13 milioni con l’incremento dell’addizionale allo 0,40%).
Restano 22 milioni da recuperare. Come reperirli? Di Mezza ha prospettato diverse strade: una potrebbe essere quella di confermare la copertura di circa 200 milioni di mutui con l’addizionale Irpef ed estinguere invece gli altri 200 milioni di debito con risorse da reperire attraverso alienazioni di immobili o di quote societarie del comune.
Per l’opposizione, invece, è innanzitutto necessario reperire gli 80 milioni di euro promessi da Cipe e non ancora arrivati nelle casse bresciane, quindi rinunciare alla realizzazione di qualche opera ritenuta non necessaria (Sede Unica del comune, parcheggio al Castello) e da qualche alienazione.
Il capogruppo Pd Emilio Del Bono ha rimarcato poi come i 35 milioni di costi gestione annui siano la conseguenza di oneri finanziari, la metà dei quali è frutto proprio dell’accordo sulle riserve che ha alzato il costo complessivo dell’infrastruttura.

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