Maltempo, Valcamonica e Bagolino a pezzi

Ieri sopralluogo dell'assessore lombardo Rolfi in valle. Regione chiederà lo stato di calamità naturale. In Valsabbia problemi di corrente e per le strade.

(red.) A cinque giorni di distanza dalla bufera di vento e pioggia che lunedì 29 ottobre ha devastato la provincia di Brescia, le varie parti del territorio stanno valutando i danni, a partire dalle conseguenze anche sulla natura. E si parla di milioni di euro. Nel frattempo, andando per zone, in città a Brescia l’emergenza è rientrata con lo sgombero di alberi e rami dalle strade e la riapertura dei parchi cittadini. Almeno da stamattina, sabato 3 novembre, tranne Campo Marte e la vicina area cani dove ci sono ancora dei pericoli. Le situazioni più particolari si registrano a Mompiano e per altri alberi che erano caduti tra l’Oltremella e il Castello. Problemi anche alle strade, a partire da via Maggi dove l’asfalto ha ceduto e provocando una buca nei pressi di un torrente. La voragine è stata coperta e nessuno è rimasto ferito.

Nel frattempo a livello provinciale i primi aiuti economici a imprese e famiglie rimaste danneggiate dal maltempo arriveranno dalla Bcc Credito Cooperativo di Brescia che mette a disposizione un plafond di 10 milioni di euro per finanziare a condizioni agevolate le richieste. Tutt’altra situazione, decisamente più grave, in Valcamonica che è rimasta in ginocchio e su un territorio dove sta continuando a piovere. Dalla Comunità montana parlano di circa 20 milioni di euro di danni solo per i boschi danneggiati e altri per le strade rimaste bloccate dalla pioggia e dalle frane. Resta ancora chiusa la linea ferroviaria a Nadro di Ceto dando spazio agli autobus, così come l’ex statale 42 e la 345 del Crocedomini. In generale, a livello di strade si parla di problemi tra Cevo, la Val Paghera, Ossimo, Borno, Braone, Ono San Pietro, Cerveno e Cemmo così come a Montecampione. In valle ieri mattina, venerdì 2 novembre, ha svolto un sopralluogo l’assessore lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi che ha poi incontrato i sindaci più colpiti nella sede del Consorzio Forestale.

C’è la conferma che la Regione chiederà lo stato di calamità naturale e chiesto ai Comuni di formulare subito le opere di prevenzione necessarie per consentire al Pirellone di reperire le risorse. E in questa operazione potrebbero essere coinvolti anche i Consorzi forestali. A livello di danni si parla del torrente Grigna, mentre pochi disagi sarebbero arrivati dall’Oglio. Ma preoccupano i 500 ettari di bosco spazzati via e la viabilità delle strade secondarie. Problemi anche a Pisogne per gli alberi abbattuti e in Val Paghera di Ceto oltre che nella Val Palot. Un disastro considerando che in inverno la neve renderà il terreno ancora più instabile, ma stavolta senza la protezione delle piante per le quali serviranno decenni prima che si riformino. In un’altra zona della provincia, in Franciacorta, il tennis club di Gussago si è visto spazzare via la propria sede e si stanno valutando i danni causati dal forte vento. La tromba d’aria ha infatti abbattuto diverse piante che hanno danneggiato la struttura. Per fortuna che era stata chiusa da pochi giorni per la pausa invernale e ora, con l’aiuto dei soci, si metterà mano in vista della prossima stagione. Problemi continui anche a Manerbio per il campo di calcio allagato e l’edificio che ospita gli spogliatoi e il magazzino. Un disagio generale che ha riguardato la società militante in Seconda categoria.

A Monticelli Brusati ieri, venerdì, è stata riaperta la strada provinciale 47 dopo che era stato scoperchiato il palazzetto dello sport. Appurati i danni, si metterà poi mano alla copertura. Ci vorrà più tempo, invece, per la palestra di Castel Mella che si è vista portare via il tetto, mentre le scuole riapriranno regolarmente da lunedì 5 novembre. L’occasione è stata quindi positiva per continuare i controlli. Altro scenario, invece, sul lago di Garda che si presenta con una vasta chiazza marrone dopo l’apertura dello scolmatore dell’Adige per evitare l’esondazione di Verona. Una situazione che però ha provocato dei danni, ancora da valutare nei prossimi mesi, a partire dalla sponda trentina.

Il problema riguarda infatti lo shock termico tra l’acqua del fiume e quella del lago e alle prese con fango e detriti. Nel Benaco sono arrivati 14 milioni di metri cubi di acqua dell’Adige riempiendo il Garda fino a 97,5 centimetri di altezza. Risalendo la provincia, si registrano problemi anche a Bagolino per migliaia di pini e abeti spazzati via. Disagi anche per la linea elettrica a causa del traliccio piegato e degli alberi caduti sui cavi, mentre la viabilità resta ancora a singhiozzo. Infine, in Valtrompia la strada resta ancora pericolosa verso il Maniva e quindi rimane chiusa dopo le forti piogge. Tanto da rinviare l’inaugurazione della sistemazione dei cimeli della Grande Guerra al Passo e che era in programma stamattina, sabato 3 novembre. Sempre in valle, ma scendendo, sono stati abbattuti anche un migliaio di abeti rossi a Irma.

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