È morto Enzo Bianchi, addio al fondatore della Comunità di Bose

Aveva 83 anni. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni a causa di uno scompenso renale. Si è spento alle Molinette di Torino il monaco che aveva trasformato Bose in un punto di riferimento per l’ecumenismo.

Torino. È morto Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Aveva 83 anni. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni a causa di uno scompenso renale, che lo aveva portato al coma metabolico. Il decesso è avvenuto nella mattinata di oggi all’ospedale Molinette di Torino.
Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più originali e influenti del cattolicesimo italiano contemporaneo, capace di costruire a Bose, nel Biellese, un’esperienza monastica aperta al dialogo tra confessioni cristiane e diventata negli anni un punto di riferimento internazionale per la ricerca spirituale e l’ecumenismo.
Bianchi era nato nel 1943 nel Monferrato. Ancora giovane aveva scelto di lasciare il percorso che sembrava delinearsi per lui, avvicinandosi all’esperienza dell’abbé Pierre e, successivamente, alla comunità ecumenica di Taizé. Furono anni decisivi per la sua formazione spirituale, insieme agli incontri con i gruppi ecumenici della Torino degli anni Sessanta.
Nel 1965 arrivò a Bose, allora un piccolo borgo abbandonato sulla Serra di Ivrea. Qui iniziò un’esperienza destinata a crescere lentamente fino a diventare una comunità monastica originale, caratterizzata dalla presenza di uomini e donne appartenenti a diverse confessioni cristiane, dalla preghiera, dallo studio della Bibbia e dall’accoglienza.
Dalle poche stanze fredde dei primi anni, Bose si trasformò progressivamente in un luogo conosciuto ben oltre i confini italiani. Teologi, intellettuali, artisti, esponenti del mondo politico e della cultura arrivarono negli anni a incontrare Bianchi e la comunità. Centrale rimase sempre il rapporto con la Scrittura e l’idea di un cristianesimo capace di confrontarsi con la modernità senza rinunciare alla propria radicalità.
Il percorso non fu però privo di difficoltà. Nei primi anni la comunità dovette affrontare anche forti contrasti con una parte della gerarchia ecclesiastica. Fu il cardinale di Torino Michele Pellegrino a sostenere Bose, contribuendo a creare le condizioni perché l’esperienza potesse consolidarsi.
Bianchi rimase priore fino al 2017, quando decise di lasciare l’incarico. Una scelta maturata nel tempo e legata alla convinzione che anche la guida della comunità dovesse avere un termine.
Negli anni successivi arrivò però la fase più dolorosa. Nel 2020 una visita apostolica portò a un provvedimento della Santa Sede che dispose l’allontanamento di Bianchi da Bose insieme ad altri membri della comunità. La decisione provocò una profonda frattura e segnò la fine del suo rapporto con il luogo al quale aveva dedicato gran parte della propria vita.
Bianchi si trasferì quindi nella Casa della Madia, dove diede vita a una nuova esperienza comunitaria. Anche in quella fase mantenne il rapporto con papa Francesco, che aveva conosciuto e stimato da tempo.
La vicenda di Bose non cancellò dunque il ruolo avuto da Bianchi nel dibattito ecclesiale italiano. Per decenni aveva scritto, predicato, partecipato a incontri e dialoghi interreligiosi ed ecumenici, diventando una voce ascoltata anche oltre il mondo cattolico.
La sua idea di Chiesa era fondata sull’ascolto, sulla ricerca dell’unità dei cristiani e sulla centralità della Bibbia. Una visione che lo portò spesso a confrontarsi, anche duramente, con le istituzioni ecclesiastiche, ma che non gli fece mai abbandonare il legame con la Chiesa.
La morte chiude così una lunga stagione della sua vita, ma non cancella l’eredità di un’esperienza nata in un piccolo borgo della Serra di Ivrea e diventata, nel corso di oltre mezzo secolo, uno dei luoghi più riconoscibili del dialogo ecumenico e della ricerca spirituale in Italia.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.