Gioco d’azzardo, «obiettivo è zero slot»

Viaviana Beccalossi: «Entro 4-5 anni una drastica riduzione delle macchinette in locali che dovrebbero dedicarsi a tutt'altre attività».

(red.) «La legge regionale contro il gioco d’azzardo patologico è un punto di partenza importante, ma, da sola, non può bastare per contrastare questo fenomeno sempre più diffuso. Da Milano deve partire una vera e propria sollevazione popolare: i cittadini devono boicottare i locali pubblici, bar compresi, in cui ci sono delle slot machine, andando a bere un caffè e a mangiare un panino da chi non ospita queste macchinette mangiasoldi».
Lo ha dettol’assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo, la bresciana Viviana Beccalossi, intervenuta al convegno ‘Ludopatia e istituzioni, fronte compatto contro il gioco d’azzardo patologico’, tenutosi a Palazzo Marino, a chiusura di un tour di tutte le province lombarde in cui l’assessore ha presentato i principali contenuti della Legge.
«Una Legge, la nostra – ha aggiunto Viviana Beccalossi – che, proprio grazie ai suggerimenti raccolti in questi mesi da parte di Istituzioni e rappresentati del Terzo settore, ha ancora margini di miglioramento. Non poteva essere altrimenti, dato che si è trattato del primo provvedimento di questa portata a livello nazionale. In queste settimane stiamo studiando le nuove norme da presentare in Consiglio, per restringere ancora di più il cerchio attorno al gioco d’azzardo incontrollato e permettere che anche le slot oggi attive, allo scadere delle licenze attuali, non possano più essere riaccese, se presenti all’interno delle fascia sensibile di 500 metri da scuole, case di cura, chiese e oratori».
«In Lombardia, all’interno di un monte risorse di 110 milioni di euro per la cura di tutte le dipendenze – ha detto ancora Viviana Beccalossi – il 4,3 per cento è oggi destinato a quella da gioco. Cifre importanti e che non hanno eguali in altre Regioni, destinate a una malattia, la ludopatia, che è a tutti gli effetti una dipendenza». «Il nostro obiettivo – ha concluso – è comunque chiaro: prevenire il fenomeno, curare le persone colpite e, soprattutto, grazie alla norma sulle distanze minime, permettere entro 4-5 anni una drastica riduzione delle macchinette in locali che dovrebbero dedicarsi a tutt’altre attività».

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