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Regionali, Podestà indagato per firme false

Il presidente della Provincia di Milano, nel 2010 coordinatore lombardo del Pdl, sarebbe stato il 'promotore' della falsficazione delle firme per la lista di Formigoni.

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(red.) Un’altra bufera giudiziaria, dopo quelle su vicende di presunta corruzione che hanno coinvolto gli allora membri dell’ufficio di Presidenza della Regione Lombardia (tra cui il bresciano Franco Nicoli Cristiani, arrestato per tangenti) e dopo lo ‘scandalo’ della sanità con al centro la Fondazione Maugeri, va a toccare, anche se sempre indirettamente, il Governatore lombardo Roberto Formigoni.
L’ormai noto caso delle presunte firme false poste a sostegno del suo listino per le elezioni del 2010 ha ‘partorito’, infatti, un’altra inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà.
E’ stato lo stesso Podestà, in tarda mattinata, a far sapere con una nota sul suo sito di aver ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini a suo carico.
L’esponente del Pdl è accusato di falso ideologico, pluriaggravato e continuato, perché, come riportato nell’atto firmato dal procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo, che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri, sarebbe stato il ”promotore” della presunta falsificazione di 926 firme che sono servite per far concorrere alle Regionali di 2 anni fa la lista ‘Per la Lombardia’ di Formigoni e quella del Pdl per la circoscrizione provinciale milanese.
Il presidente della Provincia, indagato nella sua qualità all’epoca di coordinatore lombardo del partito di Berlusconi, ha voluto ribadire, come aveva già fatto in passato, la sua ”estraneità ai fatti che mi vengono contestati”. Ed ha chiarito ”che la gestione esecutiva e gli adempimenti amministrativi della presentazione delle liste non erano di mia diretta competenza, in quanto sempre stati, in ogni tornata elettorale, di responsabilità di un apposito ufficio del partito”. Precisando, inoltre, che la vicenda ”non ha nulla a che fare con l’attività istituzionale e di amministrazione della Provincia”.
A chiamare in causa direttamente Podestà è stata, in un interrogatorio di mesi fa, quella che nel 2010 era la responsabile del Pdl per la raccolta firme, Clotilde Strada, stretta collaboratrice del consigliere regionale Nicole Minetti.
”Per quanto atteneva di coordinare i certificatori per la raccolta delle firme”, ha messo a verbale Strada, “tale compito fu gestito direttamente da Podestà e dall’onorevole Massimo Corsaro che controllavano che ognuno svolgesse il proprio compito”. La responsabile del Pdl ha, in sostanza, spiegato agli inquirenti che sarebbe stato Podestà a dare ”indicazioni” su come ‘muoversi’ per apporre gli ‘autografi’, falsificandoli, per riuscire a depositare le liste in tempo per le elezioni.
Su Podestà la Procura avrebbe trovato riscontri con altre dichiarazioni e documenti acquisiti e si eè arrivati alla chiusura delle indagini. Un’inchiesta ‘stralcio’ rispetto a quella, sempre per falso ideologico, già chiusa lo scorso ottobre, a carico di Clotilde Strada e di altre 14 persone (ci potrebbe essere un’unica richiesta di processo per i due ‘filoni’), tra cui quattro consiglieri provinciali milanesi del Pdl e altri consiglieri locali, tutti nel ruolo di ”certificatori”, ma di firme ritenute ”apocrife” dalla magistratura.
Le indagini erano nate a seguito di un esposto in Procura dei Radicali che, dopo aver dato ‘battaglia’ nei tribunali amministrativi per chiedere l’annullamento delle elezioni, si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false. Una perizia era stata poi disposta dalla Procura, sentendo oltre mille persone, il 90% delle quali non aveva riconosciuto quelle firme come proprie. I Radicali avevano depositato anche una serie di articoli stampa: sui giornali si raccontava che la ‘chiusura’ dei nomi dei candidati nel ‘listino’ era arrivata in extremis, perchè, dopo una riunione ad Arcore, si sarebbe deciso di far entrare, tra gli altri, Nicole Minetti. Secondo l’accusa, infatti, Podestà avrebbe ”promosso” la falsificazione solo un paio di giorni prima rispetto al termine ultimo del deposito delle liste.
”Sono sicuro che le successive fasi di approfondimento e dibattimento chiariranno l’insussistenza di ogni sostanza di reato”, ha commentato Formigoni, esprimendo ”solidarietà” al presidente provinciale. Mentre Il Pd regionale ha parlato della ”ennesima botta per Formigoni”. Il radicale Marco Cappato ha affermato di aspettarsi ora da Podestà ”una vera e propria operazione verità su quanto accaduto in quelle ore e nei giorni successivi. Podestà”, ha concluso, “dica tutto quello che sa su come sia possibile che oltre la metà di quelle firme siano state raccolte quando ancora non c’erano le liste definitive con l’ingresso di Minetti e altri, e su chi e come abbia ordinato la falsificazione”.

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