Caso Boni, Pm: “Serve supplemento indagini”

I magistrati hanno chiesto al gip la proroga per poter continuare a scavare nella vicenda del presunto giro di tangenti che ha 'toccato' i piani alti del Pirellone.

(red.) Un’inchiesta complessa su cui è necessario proseguire con riscontri e accertamenti a tutto campo. Così il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini, anche lunedì impegnati in una serie di interrogatori, hanno chiesto all’ufficio gip la proroga delle indagini con al centro un presunto giro di tangenti che ha ‘toccato’ i piani alti del Pirellone e ha portato ad accusare di corruzione, tra gli altri, il Presidente del Consiglio Regionale Davide Boni e il capo della sua segreteria Dario Ghezzi.
Mentre c’è attesa per l’intervento che Boni dovrebbe fare martedì nell’aula consiliare, inquirenti e investigatori stanno proseguendo la ‘caccia’ dei riscontri alle dichiarazioni rese la scorsa estate dall’architetto Michele Ugliola, già indagato per ”affari illeciti” con gli ex vertici del comune di Cassano D’Adda e che ha chiamato in causa anche gli ex assessori regionali Franco Nicoli Cristiani, bresciano, (da poco scarcerato per una vicenda di corruzione legata a una discarica nel cremonese), e Massimo Buscemi. Quest’ultimo, infatti, è stato sentito la scorsa settimana negli uffici distaccati della Procura in piazzetta Umanitaria e al momento, è stato assicurato al quarto piano del Palazzo di Giustizia, la sua posizione rimane quella di testimone.
Dichiarazioni quelle di Ugliola (indagato in un’altra indagine per appropriazione indebita e in un’altra ancora per millantato credito) che si aggiungono a quelle del cognato Gilberto Leuci, dell’ex esponente locale della Lega Marco Paoletti, e a una serie di intercettazioni, che costituiscono la fonte di prova alla base dell’ipotesi della magistratura: si sospetta sia stato organizzato, almeno tra il 2008 e il 2010, se non un vero e proprio ”sistema Pdl-Lega” che ricorda quello di Tangentopoli, quanto meno un modo per ‘rastrellare’ denaro dagli imprenditori con interessi immobiliari e commerciali a Milano e nell’hinterland.
E di questo denaro alcuni ‘rivoli’ sarebbero finiti agli amministratori del Carroccio a livello territoriale per iniziative estemporanee. Tant’è che nei giorni scorsi era balenata la possibilità di contestare anche il reato di finanziamento illecito ai partiti ad alcuni dei personaggi coinvolti in questo filone di indagine che la scorsa settimana ha portato i militari della Gdf a perquisire non solo gli uffici di Boni e di Ghezzi, ma anche quelli dell’immobiliarista Luigi Zunino e dell’imprenditore veneto F.M. (entrambi indagati per concorso in corruzione).
I due però, proprio in questi giorni, a differenza del Presidente del Consiglio Regionale, hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro delle carte acquisite dalle Fiamme Gialle. Carte che ora i pm stanno esaminando, assieme si suppone a conti bancari e altra documentazione, per poter scrivere un altro capitolo di questa indagine, della quale hanno appena chiesto al gip la proroga e cioè di poter continuare a scavare nei confronti di Boni, Ghezzi e degli altri protagonisti del caso. Insomma, si sta cercando di mettere insieme le tessere di un puzzle complicato dove ci sono ancora molte ‘ombre’ da chiarire.

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