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Corsini scrive ad Albertoni

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"Ritiri la pubblicazione per il rispetto delle vittime e dei loro familiari".


(red.) Il sindaco di Brescia, Paolo Corsini, ha scritto al presidente del consiglio della Regione Lombardia, Ettore Albertoni, sulla discussa vicenda della pubblicazione del volume “Storia della Lombardia a fumetti”. Il libretto, finanziato dal Pirellone con più di 100 mila euro e distribuito in 10mila copie nelle scuole lombarde, è finito sotto accusa per alcuni passi riguardanti le stragi di Brescia e Milano, imputate ai movimenti operai e studenteschi (leggi la notizia).
Nella sua missiva, il Primo cittadino bresciano, “in nome dei vincoli di amicizia e dei rapporti istituzionali intercorsi in questi anni, ma soprattutto della comune appartenenza alla comunità scientifica, in virtù della nostra attività di storici accademici e di studiosi”, intende manifestare la la sua “personale, netta contrarietà ad alcuni dei contenuti che caratterizzano la pubblicazione”. Senza voler alimentare “contrapposizioni di parte, o strumentalizzazioni”,  Corsini fa appello ad Albetoni ed alla sua “autorevolezza di intellettuale e di docente universitario, di persona, dunque, che professionalmente si prefigge la ricerca della verità”.
“Attraverso questo mio scritto – recita a lettera del primo cittadino – intendo, dunque, fare leva sul senso di responsabilità e di rispetto all’aderenza dei fatti che deve guidare e improntare le analisi, le valutazioni, le risultanze degli studiosi circa alcune delle recenti, drammatiche, vicende che hanno insanguinato la vita del nostro Paese, vicende sulla cui matrice politica non esiste più alcun dubbio e verso le quali sono inammissibili travisamenti, interpretazioni distorte o, peggio ancora, falsità”.
Il sindaco della città, sottolinea, inoltre, come la ferita aperta il 28 maggio 1974 con la strage di piazza della Loggia ancora non si sia cicatrizzata: “I nostri caduti ancora non hanno trovato pace né giustizia, i familiari delle vittime, con grande impegno e passione, continuano incessantemente – in feconda collaborazione con le istituzioni – nella ricerca di una verità che troppe volte è sembrata ad un passo dall’essere pienamente disgelata”.
“Importanti acquisizioni, con le recenti inchieste – prosegue lo scritto -, sono stati compiuti nella direzione di una compiuta verità giudiziaria: ma, pur in assenza di una sentenza che sancisca precise responsabilità e irroghi giuste e doverose pene, non esiste alcun dubbio circa l’origine e la natura della strage, circa gli ambienti nei quali maturò e venne portato a termine l’eccidio di 33 anni fa (vicende sulle quali, per inciso, ho personalmente prodotto diversi studi, tra i quali una voluminosa ricerca condotta congiuntamente al prof. Roberto Chiarini, che tu certamente conosci e apprezzi): ambienti, è doveroso ribadirlo, inconfutabilmente riconducibili alle frange del radicalismo di estrema destra”.
Proprio per questi motivi, “per il rispetto che si deve alle vittime, al dolore dei familiari, ai sentimenti condivisi dell’intera comunità bresciana”, Corsini dice di sentire il dovere – come opportunamente ribadito anche dalla Casa della Memoria di Brescia – di stigmatizzare e di censurare energicamente alcune delle affermazioni che ha letto nel volume, “affermazioni lesive della memoria delle vittime e della verità dei fatti”.
In conclusione la lettera del primo cittadino, chiede esplicitamente ad Albertoni un “autorevole e risoluto intervento pubblico, finalizzato non solo al ristabilimento della verità degli accadimenti, ma soprattutto al ritiro di tutte le copie del volume in distribuzione nelle scuole”, al fine di “evitare di arrecare ulteriori sofferenze a quanti hanno già avuto la propria esistenza segnata indelebilmente da lutti e dolori”.
“Solo così – conclude Corsini – si potrà porre (tardivo) riparo ad una vicenda che ha profondamente sconcertato e indignato la pubblica opinione. Solo così si riuscirà a consegnare alle giovani generazioni una lettura della nostra più recente storia scevra da ideologismi e mistificazioni. Di qualsiasi colore politico esse siano, e da qualsiasi matrice esse provengano”.

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