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Palazzolo, un ricorso lungo 42 anni

Un cittadino del posto aveva chiesto il nullaosta edilizio nel 1972. Dopo alterne vicende legali ora il Tar gli ha dato ragione condannando il Comune.

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(red.) Non in molti hanno il coraggio di opporsi giuridicamente alle decisioni che vengono dalle istituzione, e spesso si rassegnano supinamente ad accettarle, anche se di malavoglia. Anche perché le lungaggini del sistema giudiziario non convincono certo a intraprendere azioni legali. Eppure qualche volta il coraggio e l’ostinazione, se supportati da evidenti ragioni, possono essere premiati.
E’ il caso di un cittadino di Palazzolo, che, dopo ben 42 anni, si è visto riconoscere una vittoria tanto attesa con pervicacia. Una contesa che ha visto il signor Giacomo opporsi al Comune e alla Regione, prima per vie amministrative e poi legali.
Tutto ha avuto inizio nel lontano 1972 quando il signor Giacomo, proprietario di una vasta area edificabile nella zona nord di via Sgrazzuti, in seno al nuovo parco fluviale e di fronte all’ospedale, chiedeva il nullaosta edilizio. Domanda respinta, però, con la motivazione che sarebbe stato necessario produrre un Piano di lottizzazione. Dopo alterne vicende che però non portarono mai allo sblocco definitivo della vicenda, nel 1999 il proprietario si decise a fare ricorso al Tar che decise di annullare le decisioni del Comune. Ma altre delibere consiliari vennero a frapporsi al suo obiettivo di edificare nell’area. Tanto che il palazzolese si è convinto nuovamente a rivolgersi al Tribunale amministrativo.
Con la sentenza recente, emessa venerdì 23 maggio, il Tar ha riconosciuto e dichiarato la fondatezza del ricorso del signor Giacomo principalmente perché il Comune inizialmente si era pronunciato con atti formali in suo«intendendo soddisfare l’affidamento generato in capo al privato, che aveva raggiunto un’intesa per un’operazione urbanistico territoriale di interesse del Comune e aveva poi ottenuto una sentenza favorevole.
Ora il Comune dovrà sborsare 3 mila e 500 euro per il pagamento delle spese processuali. Purtroppo per lui però il signor Giacomo non ha avuto la soddisfazione di vedersi riconosciuto anche il danno economico, dai suoi legali stimato in 2,5 milioni di euro.

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