Lettere al direttore

La libertà di espressione non può diventare un pretesto per alimentare odio e divisioni

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    L’Italia è un Paese fondato sulla Costituzione, sullo Stato di diritto, sulla libertà, sul rispetto della persona e sulla convivenza civile. È proprio per questi valori che oggi sento il dovere, come Shahid Malik Analyst e voce della comunità pakistana in Italia, di rivolgere un appello pubblico alle massime istituzioni della Repubblica.

    Il recente episodio avvenuto a Reggio Emilia, nel quale il giovane Ferenc Venturelli, noto sui social come “Eterno”, è stato ripreso mentre strappava e dava alle fiamme una copia del Corano, ha provocato profonda preoccupazione nella comunità musulmana in Italia. Le immagini dell’episodio sono state diffuse sui social e hanno suscitato numerose reazioni pubbliche. Questo è il mio appello al Presidente Mattarella e alla Presidente Meloni

    Rivolgo quindi un appello rispettoso ma fermo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Governo, al Parlamento, al Senato e a tutte le autorità competenti:

    la vicenda venga immediatamente esaminata dalle autorità giudiziarie e vengano svolte tutte le indagini necessarie.

    Se saranno accertate violazioni della legge, chiedo che nei confronti del responsabile vengano adottati tutti i provvedimenti previsti dalla legge italiana, senza esitazioni ma anche nel pieno rispetto del diritto di difesa e del principio di presunzione di innocenza.

    Non chiedo giustizia fuori dalla legge.
    Chiedo giustizia attraverso la legge.

    La libertà di espressione ha dei limiti

    La libertà di espressione è un valore fondamentale di ogni società democratica. Ma libertà di espressione non significa libertà di provocare deliberatamente una comunità religiosa, alimentare odio o creare tensioni sociali.

    Si può discutere di religione.
    Si possono criticare idee e istituzioni.
    Si possono esprimere opinioni anche molto dure.

    Ma una società civile deve anche interrogarsi sulle conseguenze di gesti deliberatamente provocatori contro ciò che milioni di persone considerano sacro.

    Per questo ritengo fondamentale che le istituzioni italiane valutino con attenzione ogni eventuale responsabilità penale e ogni circostanza collegata all’episodio, sulla base di fatti, prove e delle leggi italiane.

    Non permettiamo che l’Italia venga divisa

    La comunità musulmana in Italia, compresa quella pakistana, ha sempre avuto interesse a vivere pacificamente con la società italiana, rispettando le leggi, le istituzioni e tutti i cittadini.

    Io stesso, attraverso il mio lavoro di comunicazione in lingua urdu, ho sempre cercato di spiegare agli immigrati le leggi italiane, la cultura del Paese e l’importanza di vivere nel rispetto delle regole e della società italiana.

    Per questo oggi dico con chiarezza:

    non vogliamo conflitti tra musulmani e cristiani.
    Non vogliamo odio tra italiani e immigrati.
    Non vogliamo tensioni nelle strade.
    Vogliamo pace, sicurezza, giustizia e rispetto reciproco.

    L’Italia non deve permettere che provocazioni individuali diventino motivo di divisione tra milioni di persone.

    Una richiesta precisa alle istituzioni

    Chiedo pertanto che:

    * siano completate rapidamente tutte le verifiche sull’episodio;
    * siano accertate eventuali responsabilità secondo la legge;
    * vengano valutati anche eventuali collegamenti o motivazioni ulteriori, qualora emergano elementi concreti;
    * sia tutelata la libertà religiosa di ogni comunità;
    * sia impedito che episodi di questo tipo alimentino odio o violenza;
    * venga preservata la sicurezza pubblica e la pacifica convivenza.

    Secondo le notizie pubblicate, il partito Futuro Nazionale ha preso le distanze dal gesto, ribadendo che la derisione delle altre religioni non rientra nella propria linea politica. Anche questo dimostra quanto sia importante distinguere le responsabilità individuali da quelle delle organizzazioni, lasciando alla magistratura il compito di accertare i fatti.

    Il mio messaggio finale

    Da italiano e da rappresentante della comunità pakistana nella comunicazione, rivolgo un appello a tutti:

    rispettiamo l’Italia.
    Rispettiamo la Costituzione.
    Rispettiamo tutte le religioni.
    Rispettiamo la legge.

    E rivolgo alle istituzioni una richiesta altrettanto chiara:

    nessuno sia al di sopra della legge e nessuno venga punito al di fuori della legge.

    Se dall’indagine emergeranno responsabilità, la giustizia faccia il suo corso e vengano applicate le sanzioni previste dalla legge.

    Perché la vera forza dell’Italia non è nella divisione, ma nella capacità di garantire giustizia, sicurezza, libertà religiosa e convivenza civile per tutti.

    L’Italia è casa di tutti coloro che rispettano la legge.
    Difendiamo insieme la pace.
    Difendiamo insieme il rispetto.
    Difendiamo insieme lo Stato di diritto.

    Shahid Malik Analista
    Community Influencer — Comunità pakistana in Italia
    “No all’odio. Sì al rispetto.
    No alla divisione. Sì alla convivenza.”

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