Brescia 2035: non solo quale futuro, ma come costruirlo
Riportiamo di seguito una riflessione di Massimo Rodighiero, che riprende alcuni dei temi affrontati nell'articolo di Logan Bianchi dal titolo "Succursale di Milano o modello alternativo? Come sarà Brescia nel 2035 tra sfide sociali, industria 4.0 e tecnologia"
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Brescia. L’ampia analisi pubblicata da Logan Bianchi su QuiBrescia.it (“Succursale di Milano o modello alternativo? Come sarà Brescia nel 2035 tra sfide sociali, industria 4.0 e tecnologia“) pone una domanda che condividiamo pienamente: Brescia saprà diventare un modello originale di sviluppo oppure rischierà di trasformarsi in una semplice estensione dell’area metropolitana milanese?
È una domanda che, in forme diverse, ci siamo posti anche noi nei mesi scorsi attraverso il ciclo di incontri Brescia Open City 2035, promosso da Brescia Liberale al Mo.Ca.
L’obiettivo non era costruire un programma politico, ma aprire uno spazio di riflessione sul futuro della città, mettendo a confronto competenze molto diverse. Nel corso dei quattro incontri sono intervenuti docenti universitari, professionisti, amministratori e rappresentanti delle istituzioni come Stefano Moroni, Paolo Fontana, Giulio Maternini, Antonio Rubagotti, Fabio Rolfi, Sergio Pecorelli, Mariachiara Fornasari, Emilio Del Bono ed Eugenio Baresi.
Molti dei temi affrontati nell’articolo sono emersi anche nel nostro percorso. L’industria manifatturiera continuerà probabilmente a rappresentare il cuore dell’economia bresciana, ma il problema, come giustamente evidenziato, non sarà tanto la produzione quanto la disponibilità di competenze adeguate. Per questo abbiamo insistito sul rapporto sempre più stretto tra università, formazione, ricerca e sistema produttivo, ritenendo che proprio qui si giochi una parte importante della competitività futura.
Anche il tema della mobilità non può più essere affrontato guardando ai soli confini comunali. Se persone, merci e servizi si muovono ormai su scala provinciale e regionale, diventa inevitabile interrogarsi su strumenti di governo di area vasta, fino a valutare, senza pregiudizi, anche l’ipotesi di una Città Metropolitana.
L’articolo richiama poi due questioni destinate a intrecciarsi sempre di più: casa e trasformazione demografica. Nel nostro terzo incontro abbiamo provato a guardare oltre il semplice aumento dell’offerta abitativa, proponendo di utilizzare alcune aree dismesse per sperimentare quartieri innovativi nei quali università, professionisti, imprese e istituzioni possano collaborare allo sviluppo di nuovi modelli dell’abitare, capaci di coniugare salute, accessibilità, sostenibilità e qualità della vita.
Condividiamo l’idea che Brescia debba costruire un proprio modello e non limitarsi a rincorrere altri sistemi urbani. Ma crediamo che questo obiettivo richieda innanzitutto una riflessione sulla sua identità.
Brescia e il suo territorio possiedono eccellenze riconosciute nella sanità, nella manifattura avanzata, nella metallurgia, nei materiali lapidei, nell’agroalimentare, nell’edilizia e nella ricerca. Il compito delle istituzioni, a nostro avviso, non dovrebbe essere quello di scegliere dall’alto quali settori privilegiare, ma creare infrastrutture, regole semplici e un contesto favorevole affinché queste eccellenze possano crescere e diventare parte di una riconoscibilità forte, anche internazionale.
È in questa prospettiva che il nuovo Piano di Governo del Territorio assume un significato che va ben oltre l’urbanistica. Può diventare l’occasione per interrogarsi sul ruolo che Brescia intende assumere nei prossimi dieci anni.
Per questo abbiamo scelto il nome OPEN City. Non perché immaginiamo una città senza regole, ma una città aperta alle idee, ai talenti, all’innovazione e al mondo. Una città che non pretende di programmare ogni scelta dei propri cittadini, ma crea le condizioni perché siano loro, con il proprio lavoro e la propria iniziativa, a costruirne il futuro.
Massimo Rodighiero, presidente di Libera Brescia – Brescia Liberale






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