«Centrosinistra, come trasformare il vantaggio nei sondaggi in vittoria reale»
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Egregio direttore,
i sondaggi, confermati anche dalle recenti elezioni comunali, dicono che i partiti del centrosinistra sono stabilmente in vantaggio del 3/3,5% sulla destra.
Ma quel distacco non è sufficiente, perché, diversamente che a destra, non è detto, ad oggi, che i consensi ai singoli partiti del campo largo si traducano in voti alla coalizione.
Che si farà, nonostante quello che scrivono i soloni dell’ informazione, sempre più inadeguati.
Il punto, però, è come cementarlo questo nuovo centrosinistra, perché i voti potenziali diventino voti reali. Come passare dalla potenza all’ atto.
Premesso che ogni forza della coalizione deve dare il meglio di sé per fidelizzare il proprio elettorato (e da questo punto di vista al centro l’ unico che si sta muovendo da par suo è Renzi, mentre Conte e Avs stanno facendo quel che devono) è sul PD che è caricato il maggior tasso di responsabilità.
E la bussola dovrebbe essere la parola d’ordine di uno che di politica se ne intendeva: meglio meno ma meglio.
In questo senso la segretaria ha sbagliato la prima mossa, quando, senza che fosse una questione all’ ordine del giorno, ha dichiarato di essere pronta ad essere la candidata premier. Provocando la ovvia e fisiologica reazione di Conte con la richiesta delle primarie. Di qui le note fibrillazioni. Con il paradosso dei sostenitori ab aeterno delle primarie a considerarle come fumo negli occhi.
Che fare allora?
Sono un convinto sostenitore della segretaria Elly Scheiln. Ha fatto svoltare il PD dalla parte giusta della storia, lo ha ricollocato al centro della sinistra europea e, in questo modo, ha creato tutte le condizioni per un nuovo centrosinistra.
Meglio meno ma meglio, tuttavia, vuol dire che la segretaria deve mettere in conto che, se necessario, può anche non rivendicare di essere la candidata premier.
Se si comprende, ad un certo punto del percorso, che quella è la mossa del cavallo che rafforza l’ alleanza.
Il cosiddetto papa straniero non deve essere un tabù.
Prima di lei, leader con un lungo cursus honorum non ci hanno pensato due volte a fare il famoso passo di lato. E sia per Scheiln che per Conte non sarebbe un passo indietro ma sarebbero due passi avanti. Ha ragione Bettini quando dice “basta caricare tutto sulla leadership. Un’ idea verticistica, impoverente della democrazia”.
Tutto questo perché noi le prossime elezioni non solo possiamo vincerle, ma dobbiamo. Per il bene di questo paese.
E il bene della nazione viene prima di ogni pur legittima ambizione.
Ripeto se le condizioni date lo renderanno necessario.
Antonio Gramsci ha scritto pagine insuperate sulla differenza tra piccola e grande ambizione.
Non ho dubbi, in questo tornante della storia, che cosa equivalga alla grande ambizione.
Paolo Pagani della direzione regionale del PD






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