Lettere al direttore

«2 Giugno: festa della Repubblica che ripudia la guerra»

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Egregio direttore,

I Costituenti, nello scegliere il termine “l’Italia ripudia la guerra” vollero demarcare un prima e un dopo: un prima in cui il ricorso alla guerra era subito dal popolo, e una nuova fase in cui la guerra doveva essere messa fuori dalla storia, ripudiata in ogni sua giustificazione dalla nuova Repubblica nata dalla Resistenza.
In questi 80 anni di Repubblica alcuni governi hanno tradito lo spirito e la lettera della Costituzione, trascinando l’Italia in guerre mascherate sotto il termine “umanitario” o di “pace”, giustificando le politiche di riarmo come necessarie alla sicurezza comune, impedendo che il diritto al lavoro, all’abitare, alla salute, all’istruzione potessero interamente realizzarsi nel solco di una reale giustizia ed eguaglianza sociale. La Costituzione è rimasta però come garanzia per i più deboli, come baluardo della democrazia e della partecipazione, perché come diceva Calamandrei è il nostro “programma politico”.
La Festa della Repubblica è la nostra festa, dei cittadini e delle cittadine che ogni giorno si impegnano per attuare la Costituzione, non dei militari e delle parate. Vogliamo restituire alla Festa della Repubblica il suo autentico carattere costituzionale, quello di una Repubblica che ripudia la guerra, sottraendola alle parate militari e al clima di riarmo che domina il dibattito pubblico italiano ed europeo.

Movimento Nonviolento di Brescia

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