«L’Europa non è una pura espressione geografica»
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Parafrasando la nota scritta nel 1847 dal principe di Metternich, relativa all’Italia dell’epoca, dopo secoli di conflitti fratricidi il Continente ha saputo trasformare le criticità e le divisioni in opportunità di condivisione e unione. Se già nel 1941, confinati all’isola di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni scrivevano il Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita, si deve al ministro degli esteri francese Robert Schuman (su ispirazione anche di Jean Monnet) la dichiarazione, in cui prospettava il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, legate anche alla produzione di carbone e acciaio. È considerato il primo discorso politico ufficiale in cui compare il concetto di Europa intesa come unione economica e, in prospettiva, politica tra i vari Stati europei ed è perciò considerato come punto di partenza del processo d’integrazione europea.
Il discorso fu tenuto a Parigi il 9 maggio 1950. La data del 9 maggio come “Giornata dell’Europa” fu adottata in occasione del vertice della Comunità europea tenutosi a Milano il 29 giugno 1985. Il Parlamento europeo ha riconosciuto formalmente la Giornata dell’Europa l’8 ottobre 2008.
In Italia esiste un partito che, nel nome e nel Dna, riconosce obiettivo fondamentale e ineludibile la costituzione in Europa di uno Stato federale, una federazione tra gli Stati nazionali esistenti. Gli Stati devono cedere progressivamente ma incessantemente porzioni significative di sovranità e risorse all’organismo federale, che deve diventare l’interlocutore verso gli altri partner internazionali.
Il partito, non a caso, si chiama +Europa. “Più Europa” significa maggiore consapevolezza e potere agli organi centrali, maggior coordinamento fra gli Stati nazionali, maggiore omogeneità sociale, economica, giuridica fra i territori che la compongono. “Più Europa” significa che il Continente parli al mondo e con il mondo con una voce sola, possa essere rappresentato in ogni settore da un solo delegato, possa contare sulla forza della ragione senza doversi preoccupare delle divisioni interne. “Più Europa” significa, infine, eliminare la distanza -percepita o suggerita- tra le istituzioni centrali e i cittadini; significa costruire un sentimento comune, del “popolo europeo”, ad esempio sfruttando adeguatamente lo strumento dei gemellaggi fra Comuni (ricordiamo che Brescia intrattiene fruttuosi rapporti di gemellaggio, in Europa, con Darmstadt [DE], Troyes [FR], Logroño [ES], Kaunas [LT]) per far contattare e conoscere cittadini di Paesi diversi; significa applicare in tutta Europa le leggi e le normative migliori, per elevare a standard qualitativi sempre più alti le condizioni di vita dei cittadini europei.
+Europa (di cui +Europa Brescia è colonna e pilastro) è tutto questo. Il 9 maggio è l’anniversario della data fondante di un processo che non può essere fermato. Nonostante la fiera, ostinata, caparbia opposizione esibita -a volte ostentata- dalle amministrazioni degli Stati nazionali, che non vogliono in alcun modo cedere nemmeno un frammento di sovranità alla Federazione, il processo si deve compiere – pena la scomparsa dell’Europa come soggetto internazionale, il vassallaggio dei singoli Stati a questa o quella superpotenza, la messa in discussione dell’idea stessa di democrazia nel continente che l’ha generata.
+Europa non cede, non arretra e non scende a compromessi. L’obiettivo è fissato; è alla portata, anche se le forze contrarie sono ancora potenti: dopo Metternich, è opportuno parafrasare Garibaldi, ed affermare “Qui si fa l’Europa o si muore”.
Luigi Fraccaroli socio fondatore di +Europa Brescia






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