Lettere al direttore

«Referendum: non è una disfatta, si è aperta una breccia per mandare a casa questa destra»

Egregio direttore, prima che la destra suonasse la gran cassa della sconfitta, hanno parlato alcune e alcuni sedicenti riformisti del PD. Con un tempismo degno di un centometrista. Con argomentazioni di una modestia sconfortante alla luce (si fa per dire) anche dei ruoli ricoperti.
Ma lasceranno il tempo che trovano, perché pronunciate da chi, in barba alla disciplina di partito, ha disertato.
Quindi, come scrive il poeta, non ci curerem di lor.
Nella realtà il voto dei giorni scorsi dice che non è una disfatta, ma che si è aperta una breccia. Che è iniziata la lunga marcia per mandare a casa questa destra.
Infatti, i 13.000.000 di SÌ certificano che questa destra è minoranza nel paese: nel 2022 12.300.000 voti assoluti.
Sbertucciare i 14 milioni di votanti vuol dire, con un riflesso freudiano, cadere in un cortocircuito logico.
Specularmente i 13 milioni di SÌ sono oltre 1 milione di voti in più di quelli raccolti da PD, 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra nel 2022.
Vuol dire, lapalissianamente, che i progressisti sono riusciti a parlare ad un popolo più vasto del loro insediamento.
Vuol dire che si è cominciato a suturare la ferita con un parte di un popolo perduto.
Vuol dire che ci sono le condizioni perché il lavoro (povero, vilipeso, svalorizzato) possa tornare al centro dell’ agenda politica.
E non è neanche particolarmente intelligente chi, giocando, fino a prova contraria, nel campo progressista, sminuisce dati così evidenti.
Certo il quorum non è stato raggiunto, tecnicamente è una sconfitta.
Ma la politica dice un’ altra cosa.
Dice che, se saremo capaci di fare tesoro del messaggio che hanno scritto in milioni, la battaglia, per fare ritornare la destra minoranza anche nelle istituzioni, potrà essere non più a piedi nudi e controvento.

Paolo Pagani della direzione regionale del PD

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