Lettere al direttore

«Sinistra italiana, il pluralismo non è espressione di personalismi»

Egregio direttore,

Da tempo immemore la sinistra italiana non svolgeva un ruolo significativo nell’ ambito del socialismo europeo.
In queste giornate davvero cruciali la segretaria Scheiln sta dimostrando finalmente il contrario.
Sul tema della pace e della guerra ha “spinto” il partito del socialismo europeo ad assumere una posizione netta: sì alla difesa comune, no al riarmo dei singoli stati.
Ma neanche il tempo di leggere le agenzie di stampa ecco una sequela di dichiarazioni critiche, culminate  in quelle del pezzo da novanta Gentiloni.
Da un po’ di tempo a questa parte succede sempre più spesso.
La non belligeranza è finita.
Non chiedo naturalmente che costoro si mettano la sordina.
Ma diversamente dalla segretaria nazionale che, giustamente dal suo punto di vista, non stigmatizza queste tempestive uscite, mi permetto di giudicarle non solo vecchie ma decrepite.
Tuttavia non è questo il punto che, qui e ora, mi interessa.
Mi interessa sottolineare come da nessun esponente della maggioranza, che regge il partito,  costoro siano stati richiamati all’ ordine su come bisogna stare in un partito.
Proprio perché la segretaria considera il pluralismo un valore.
Il fatto è che, però, questi dirigenti sono gli stessi che, quando stavano in maggioranza, consideravano come fuoco amico le dichiarazioni in dissenso.
O sbagliavano allora o sbagliano adesso.
Mi interessa anche scendere giù per li rami e arrivare a Brescia.
Perchè sulla vicenda della Provincia c’è stato un aspro confronto interno al PD e i critici verso l’ accordo con la destra sono stati messi sul banco degli imputati. Rei, secondo qualcuno, di perseguire il proprio personalissimo tornaconto.
Un modo singolare di interpretare il pluralismo. Che, ricordo, è riconosciuto come un valore niente meno che dallo Statuto del partito.
Spero sia stata  solo una parentesi, provocata dalla triste conclusione della vicenda provincia, e che anche in terra bresciana il confronto interno torni ad essere considerato il lievito che rafforza una comunità politica.

Paolo Pagani della direzione regionale del PD

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