Il Pd “in movimento” si prepara ad un autunno militante
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I nonni del PD (Dc e Pci), che si sono assediati reciprocamente nel lungo dopoguerra italiano, avevano un minimo comune denominatore: difesa dell’ equilibrio repubblicano e costituzionale come priorità assoluta.
Il PD, per lungo tempo e fuori tempo, ha interpretato questa ascendenza pensandosi come forza di equilibrio del sistema. Assumendosi la responsabilità di governare, anche in assenza di una chiara affermazione elettorale.
Un’ etica della responsabilità versus l’ etica dei principi.
E lo ha fatto quando dal basso, nell’ epoca del ripiegamento della globalizzazione, montava il rancore contro le élite.
E questo ha comportato una rottura, anche sentimentale, con la parte più debole del suo popolo.
Enrico Letta, assumendo la segreteria, aveva colto come questa fosse la causa prima delle sconfitte. Non a caso disse che il PD non avrebbe più assolto il compito di essere la Protezione civile dell’ Italia.
Non a caso avviò, tra le incomprensioni di un pezzo del gruppo dirigente, la fase costituente del nuovo PD.
Mai ci fu un’intuizione così radicale, nella storia recente dei democratici.
E, infatti, il congresso costituente ha portato ad una rivoluzione di nome Elly Schlein.
E subito sono partite le bordate dell’ establishment per destabilizzare la nuova segreteria. Nella “migliore” tradizione dei poteri forti, quelli veri, che da sempre oppongono una feroce resistenza ad una sinistra di governo e al governo. Non è casuale che l’unico premier del centrosinistra a cui è stata concessa una apertura di credito sia stato Renzi. Avevano capito subito che il suo cuore batteva da un’ altra parte.
La segretaria, invece, sta dimostrando una solidità, per certi versi, inaspettata.
E con una certa tigna il nuovo gruppo dirigente, nella sua pluralità, lo sta costruendo davvero questo nuovo PD. Attorno a due assi: la ricerca di una convergenza programmatica con le opposizioni, propedeutica ad una alleanza politica, e la ridefinizione di una identità di forza non più punto di equilibrio del sistema ma punto di equilibrio dell’ alternativa e dell’ alternanza. Attraverso la costituzione di un nuovo blocco sociale e politico che si capisca bene con chi è e contro chi sta.
La grande manifestazione di sabato dice che i frutti di questa strategia cominciano ad essere raccolti.
Dopo sabato sarà più difficile per i soloni della grande stampa continuare a dire che l’ opposizione non c’è e, quindi, che Meloni può dormire tra due guanciali. Dopo sabato sarà più difficile per Meloni dormire sonni tranquilli. Infatti è più nervosa e sta ritornando quella del comiziaccio in Spagna.
Anche perché il suo dilettantismo e il suo voler essere donna sola al comando sta per schiarirsi nella mente di tanti italiani, fino a poco tempo fa smemorati. Anche perché la legge di bilancio 2024 ha un segno di classe contro ultimi e penultimi.
Ma la manifestazione di sabato è un insegnamento pure per una parte della dirigenza PD, che si trova più a suo agio nel retropalco che nelle piazze.
Nell’ epoca dei social una svolta nella costruzione materiale di un partito può arrivare da un faccia a faccia fisico con il suo popolo. Che mancava da troppo tempo. Adesso si tratta di dare seguito alla quella piazza lungo tre direttrici.
1) Il PD deve farsi il motore di una mobilitazione per la pace, dandosi un profilo internazionale che reclami un nuovo ordine mondiale, che non può che nascere da una soluzione delle questioni ucraina e israelo-palestinese, attraverso conferenze internazionali di pace, precedute dal cessate il fuoco.
2) Un autunno militante contro la legge di bilancio, mettendo al centro la difesa della sanità pubblica, dello stato sociale e la crescita del potere d’acquisto di salari e stipendi. Quali anticipazioni di un nuovo modello di sviluppo, compatibile con l’ambiente e con i tempi della vita.
3) Una opposizione ma propositiva alla proposta di riforma costituzionale, contrapponendo, anche in sede di discussione parlamentare, al premiariato pasticcione il rafforzamento vero del ruolo del presidente del consiglio, la tutela della funzione del parlamento e la salvaguardia delle prerogative del presidente della repubblica. Facendo emergere tutte le aporie e le contraddizioni di una proposta, al fondo, propagandistica. E perciò pericolosa. Senza giocare tutte le carte sul probabile referendum.
In definitiva si tratta di saper coniugare una “guerra di posizione” con una “guerra di movimento”. Sabato si sono messe le prime pietre sul cammino dell’ alternativa.
Paolo Pagani della direzione regionale del PD








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