Lettere al direttore

Fontana (Forza Italia): non esistono magie, solo lo Stato corregge le ‘Ondate di Maltempo’

Più informazioni su

Brescia. La narrazione di questi ultimi 30 anni ha visto come protagonista l’idea che esistesse una mano invisibile per risolvere ogni squilibrio economico e sociale e che fosse pronta a dare meravigliose opportunità ai più meritevoli.
I “Meteorologi dell’Economia”, dettando la linea ad una politica “distratta”, hanno narrato il bel tempo perenne in cui il mercato raggiunge sempre l’equilibrio a lungo termine, il sole splende ed il merito regna sovrano.
Quando (non troppo) occasionalmente sono arrivati devastanti temporali, solo per i molti ma non per i pochi, sono sempre stati bollati come eventi casuali, shock esterni che per un breve periodo avrebbero portato qualche disagio, ma il sistema, così armonico e perfetto, avrebbe presto ritrovato la sua normalità garantendo prosperità e crescita continua.
In realtà, da troppo tempo, c’è il maltempo, il sole raramente fa capolino tra le nuvole, spesso le piogge durano a lungo, l’economia lasciata a se stessa non ha raggiunto il punto di equilibrio ma ha fatto esplodere le diseguaglianze.
Dopo questo lungo periodo possiamo dire che abbiamo visto poche “mano invisibili” portare “l’equilibrio” e dare opportunità a tutti, mentre abbiamo notato tante “mani visibili” trasferire ricchezza dai molti ai pochissimi, tarpando le ali soprattutto ai più meritevoli.
Abbiamo subito una globalizzazione che ci ha riempiti di prodotti a basso costo in cambio, da un lato, della perdita di alcuni diritti e della riduzione del Walfere e, dall’altro, della riduzione del libero mercato con la creazione di colossali monopolisti privati che, anno dopo anno, uccidono il mondo delle PMI. La finanza, per lo più, ha smesso di portare fondi là dove ci sono le idee imprenditoriali che creano vero sviluppo e si è attorcigliata su sé stessa creando castelli di carta che alimentano da tempo un “mercato d’azzardo” che , come uno sciame di cavallette , sta divorando l’economia reale. Un imminente futuro fa da cornice a un mondo nel quale la tecnologia, invece di emancipare il genere umano, ha moltiplicato nuove forme di sfruttamento e disuguaglianze, arrivando ad esercitare, in alcuni campi, un controllo asfissiante sull’esistenza delle persone.

Giovani e meno giovani che “pedalano”, assuefatti all’idea di vivere nel migliore dei mondi possibili, mentre un algoritmo è già diventato padrone delle loro vite.
Complessivamente si è confuso il liberismo del laissez-faire con il liberalismo e a tal proposito mi piace ricordare Einaudi: “Va confutata la grossolana favola che il liberalismo sia sinonimo di assenza dello stato o di assoluto lasciar fare o lasciar passare; Lo Stato è indispensabile – sempre sino ad un punto critico – iniziando da due questioni essenziali: la lotta contro i monopoli, pubblici e privati, e l’uguaglianza nei punti di partenza tra gli individui”.
Del resto anche il liberale Keynes riteneva necessaria la presenza dello Stato proprio per correggere le “ondate di maltempo”.
Ma si è davvero liberi se progressivamente si sprofonda in una miseria senza ritorno, se si è soli, senza sicurezza alcuna? Perché la mia impressione è che senza equità e dignità non si possa nemmeno parlare di libertà, e che questo mondo sia sempre meno equo. Da anni, in Italia, l’Istat spiega che per l’ascensore sociale è molto più probabile scendere che salire. Una cosa mai accaduta prima; disuguaglianze “significative” solcano il nostro Paese e l’insicurezza alimenta l’inverno demografico che sta condannando l’occidente al declino.
Se un giovane non ha alle spalle una famiglia dotata di risorse economiche e relazionali significative, fatica enormemente e si trova di fronte muri invalicabili nell’intraprendere percorsi formativi adeguati per poter raggiungere posizioni lavorative dignitose. L’idea di merito e di emancipazione sociale sta morendo e con essa la possibilità per il nostro paese di essere competitivo. Tutto ciò ormai è “insostenibile” e tornare al “sostenibile” necessita di tornare a mettere al centro chi produce ricchezza reale, chi crea posti di lavoro, chi garantisce la dignità delle persone, chi realizza sviluppo economico compatibile con l’ambiente.
L’economia di mercato sociale, ispirata da un lato al pensiero liberale e dell’altro alla Dottrina Sociale della Chiesa, ha contribuito a formare uno dei periodi storici più floridi dell’Occidente. Oggi più che mai serve un nuovo modello di sviluppo sostenibile che, come allora, seppe coniugare il profitto con il sociale e la solidarietà.

 

Paolo Fontana, Capogruppo Forza Italia Provincia di Brescia

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.