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Lettere al direttore

E’ Papa Francesco l’unica speranza per il dialogo e per la pace

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Cortese direttore,
l’unica speranza è Papa Francesco fonte di energia per la ricostruzione del dialogo e per la pace, efficacemente essere sostituita dalla guerra economica
Un ossimoro in carne e ossa In realtà – ce ne siamo resi conto una volta che abbiamo iniziato a sentirlo – l’accostamento del termine “papa” al nome del poverello di Assisi è tutt’altro che scontato: non a caso è la prima volta che viene osato nella storia della Chiesa. Può addirittura apparire come un ossimoro, la figura retorica che accosta due termini di significato contrario o comunque in forte tensione l’uno con l’altro.
Francesco è il nome di colui che scuote la Chiesa del suo tempo (e di ogni tempo) con un’opzione radicale per “spegnimento” dei conflitti di comunità e individuali come strada maestra per la pace-amore, scoperta del dialogo, nell’incontro e nell’abbraccio al: un atteggiamento che non può non diventare contestazione dei compromessi mondani, ma che proprio per questo è fonte di energia per la ricostruzione del dialogo e per la pace. C’è un pacifismo-dialogo serio, credibile, tessuto dalla diplomazia della Santa Sede e dal carisma di papa Francesco che può solo lui spegnere la polveriera Ucraina. E un pacifismo di maniera che si fa strada nella politica occidentale e non è innocua né innocente. In questo il Papa si spende per la pace senza prendere posizione per o contro gli ucraini o i russi. In ciò assolve a un suo compito “istituzionale”. In un mondo tornato al “power politics” se non parla lui per la pace chi ne parla? Così diventa un polo globale, proprio perché oggi non ci sono istituzioni internazionali o religiose che si esprimono per la pace-dialogo.
Solo il Papa-ossimoro, slegato da interessi politici o economici, deve vivere in uno stato quasi “meta-geopolitico” ma gli altri, legati alla realtà della propria geografia e politica, non possono farlo. Tantomeno l’Italia con una geografia e una storia così delicata, tanto più importanti quando arriva la guerra e il paese è spaccato. Però non facciamo finta di niente, martedì 22 marzo è stata scritta una pagina buia per il nostro Paese.Il Presidente eletto democraticamente Zelensky, che è il supremo rappresentante di un Paese martoriato dall’esercito di Putin, parla di questa terribile guerra e più di trecento parlamentari se ne stanno altrove. Parlamentari profumatamente pagati per comprendere e poi agire per il bene dell’Italia. Mentre una moltitudine di volontari e amministratori locali danno l’anima per accogliere i profughi ucraini.
L’unica speranza è Papa Francesco fonte di energia per la ricostruzione del dialogo e per la pace, efficacemente essere sostituita dalla guerra economica.
Venerdì umilmente mi collegherò per venerdì 25 marzo #PapaFrancesco consacrerà #Russia e #Ucraina al Cuore Immacolato di #Maria, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle 17 nella Basilica di San Pietro. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a #Fatima dal cardinale Krajewski, elemosiniere pontificio, come inviato del Papa
Celso Vassalini, cittadino europeo

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