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Lettere al direttore

“Mi chiedo perché l’uomo si ostina a non imparare dai propri errori”

Le riflessioni di una studentessa dell'Istituto Don Milani di Montichiari su questo periodo: "E' tristemente difficile parlare di ordinarietà escludendo la tematica del Covid, della quale siamo tutti stanchi".

Gloria Azzi Montichiari Liceo Don Milani

(red.) Riceviamo e volentieri pubblichiamo le riflessioni di Gloria Azzi (foto sopra), studentessa della classe 5 A del Liceo delle scienze umane Don Milani di Montichiari, sul periodo difficile che stanno vivendo la scuola e la società italiane.

“Con l’inizio dell’anno solare si apre un nuovo capitolo per gli studenti di tutta Italia i quali, per il terzo anno consecutivo, non dovranno preoccuparsi meramente delle proprie medie scolastiche, ma anche dell’ondata di contagi che assale e divora la quotidianità tanto quanto i pensieri di tutti. Oggi è tristemente difficile parlare di ordinarietà escludendo da essa la tematica del Covid, della quale siamo tutti stanchi di sentir parlare. Durante i pranzi e i cenoni natalizi ci siamo chiesti di evitare l’argomento, sperando di evadere da una verità che ormai non ci lascia scampo: nella nostra illusione ci siamo però dimenticati che fingere che un problema non esista non significa abbatterlo, ma nasconderlo, e tutto ciò che viene nascosto prima o poi torna a galla, con effetti più devastanti”.

“Infatti, dopo esserci riuniti insieme a famiglia e amici (magari senza le dovute precauzioni) abbiamo dovuto accendere la televisione e accorgerci che la situazione era di gran lunga peggiorata, nonostante i nostri tentativi di celarla dietro una normalità ormai anacronistica di cui sentiamo ardentemente la malinconia. Da due anni a questa parte si articola nelle nostre vite un ciclo che pare infinito: a dannose situazioni di emergenza sanitaria si alternano ancora più dannose situazioni in cui sembra che il Covid non sia mai esistito, le quali riportano in pochi mesi alla fase iniziale”.

“Non siamo ‘punto e a capo’ perché il vaccino non funziona, ma perché l’uomo si ostina a non imparare dai propri errori. Noi studenti dovremmo vivere in una società che non solo pretende di insegnare e moralizzare, ma che è anche in grado di istruirsi, assimilare e redimersi. La preoccupazione di dover affrontare altri mesi in Dad è alta, ma il rischio più grande sarebbe quello che si arrecherebbe alla nostra comunità nel caso in cui i giovani di oggi rimanessero afflitti e sconfortati anche nella società del domani. Tantissimi studenti hanno scelto di dare fiducia alla scienza e di vaccinarsi, rimanere ancora chiusi in casa sarebbe una vera e propria sconfitta”.

Gloria Azzi, classe 5 A Liceo delle scienze umane Don Milani

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