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Lettere al direttore

La presenza di vaccinati tra i ricoverati Covid-19 non vuol dire che i vaccini non funzionano

Leggo stamane titoli come “è scandalo! Il vaccino non funziona” (Aadi) e “Ma il vaccino funziona?” (quiBrescia.it) che mi lasciano alquanto perplesso, sulla base dei dati riportati nel comunicato Aadi. Da semplice cittadino che non ha alcuna intenzione di entrare in sterili polemiche pubbliche e che possiede qualche elementare nozione di statistica (che evidentemente manca ad alcuni medici e infermieri) vorrei fare appello al senso di responsabilità, evitando di ‘sparare’ titoli che possano indurre i cittadini a fare scelte sbagliate per la propria salute e per quella altrui.

La presenza di vaccinati tra i ricoverati per Covid-19 non implica affatto che i vaccini non funzionino. Mi spiego con un banale esempio. Supponiamo che il 75% dei cittadini sia vaccinato con doppia dose (non ho il numero esatto). Considerato un 80% di efficacia del vaccino contro le infezioni gravi (specie dopo alcuni mesi dall’ultima dose), la percentuale di cittadini effettivamente protetti scenderebbe al 60% circa.

Se il vaccino non funzionasse per nulla, la percentuale di vaccinati tra i ricoverati per Covid-19 dovrebbe quindi essere la stessa, cioè il 60%. Se invece la percentuale di vaccinati tra i ricoverati fosse sostanzialmente inferiore al 60%, ciò vorrebbe dire che il vaccino ha una sua efficacia, efficacia tanto maggiore quanto minore è questa percentuale.

In conclusione, senza avere i dati complessivi sulla percentuale di vaccinati tra i ricoverati con e senza complicazioni legate alla Covid-19 non mi pare il caso di fare affermazioni categoriche. (quanto sopra è una semplificazione che non tiene conto di numerosi altri fattori come la gravità delle conseguenze nei due gruppi, il tipo di vaccino, il periodo trascorso dalla vaccinazione, altri fattori di rischio e via dicendo).
Come minimo, mi pare che sarebbe il caso di pubblicare contestualmente i dati complessivi e le considerazioni di un epidemiologo. Invitando a un maggiore senso di responsabilità, saluto cordialmente,

Enrico Colombini

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