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Lettere al direttore

Basta Veleni scrive a Mattarella: Brescia inquinata e immondezzaio d’Italia

Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, fiduciosi e certi della sua sensibilità sociale, per farLe presenti le profonde ferite che sono state inferte al nostro territorio e di cui stiamo pagando le conseguenze che, ancor di più pagheranno le future generazioni, se non vi porremo rimedio. Come Lei sa, la provincia di Brescia ha goduto di una secolare industrializzazione, che l’ha resa particolarmente ricca ed attrattiva anche per importanti flussi di immigrati, che qui hanno trovato lavoro ed ospitalità.
Purtroppo, questa diffusa industrializzazione ha lasciato segni indesiderabili sui terreni, nelle acque, nell’aria, che risultano oggi inquinate a livelli che non hanno confronti altrove. E tutto questo non è estraneo all’emergenza Covid, che l’ha portata in visita a Brescia.
Infatti, diversi studi, pubblicati su riviste internazionali, attestano come il Covid 19 sia stato particolarmente virulento in realtà come la nostra, dove polmoni e sistema cardiocircolatorio erano già stressati dallo smog, da sempre fuori controllo, rispetto ai limiti imposti dall’Ue. A conferma, è giunta, proprio all’inizio di quest’anno, una notizia clamorosa, rimbalzata da prestigiosi centri di ricerca europei, che dimostrano come Brescia detenga il record europeo di morti per l’aria inquinata da PM2,5, con 232 vittime evitabili all’anno.
A ciò si aggiunga che, sotto la città di Brescia, la falda presenta livelli elevatissimi di inquinamento da sostanze tossiche e cancerogene, come da anni certifica l’Arpa, mentre il bacino industriale della Valtrompia, a nord della città, manca ancora di un sistema di depurazione delle acque reflue.

Inoltre, una parte della città soffre di un inquinamento elevatissimo dei terreni da diossine e PCB, più severo di quello registratosi a Seveso, causato dall’attività secolare dell’industria chimica Caffaro, ora definitivamente dismessa, ma “scoperto” ormai venti anni fa, quando è stato riconosciuto come sito inquinato di interesse nazionale, SIN: secondo l’Arpa, le aree che risultano gravemente inquinate sono oltre 700 ettari, anche se quelle formalmente comprese nel Sin sono erroneamente solo 262 ettari. Ma, a tutt’oggi, le aree di cui ci si è veramente occupati e per le quali si prevedono interventi per i prossimi dieci anni sono solo pari a 12 ettari, l’1,7% dell’area inquinata: oltre ad alcuni parchi pubblici, il grosso dei finanziamenti e degli interventi è destinato allo stabilimento privato, causa del disastro.
Nulla, invece, si prevede per tutte le aree dove i cittadini, circa 25.000, vittime dell’inquinamento, vengono abbandonati e destinati a convivere con sostanze cancerogene e super tossiche, come diossine e PCB, costretti solo a subire a tempo indeterminato limitazioni all’uso dei propri orti e giardini, che neppure si ipotizza di bonificare.
Cosicché, il Ministero dell’Ambiente, dopo venti anni, certifica che le bonifiche realizzate sono pari a meno dell’1% di tutta l’area della città inquinata.
Superfluo aggiungere che recenti studi dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’ATS e dell’Università di Brescia hanno riconosciuto come tale contaminazione da diossine e PCB, giunta agli umani, abbia causato un’alta incidenza di tumori correlati agli interferenti endocrini, una compromissione del sistema cardiocircolatorio e un’anomala incidenza di tumore primitivo al fegato.
A ciò si aggiunga che Brescia, di fatto, è diventata l’immondezzaio d’Italia: secondo l’ultimo Rapporto Ispra 2020, anche nel 2018 sono stati tumulati in discarica uno sproposito di rifiuti: 2.210.275 t/a di rifiuti speciali, pari al 69,70 % di quelli interrati in tutta la Lombardia e al 18,59% dell’Italia intera; ben 13 sono le discariche attive oltre la metà delle 24 di tutta la Regione. Insomma, la provincia di Brescia si conferma il capolinea di buona parte dei rifiuti speciali lombardi e nazionali; questo abnorme flusso di rifiuti si aggiunge ai circa 90 milioni di m3 già tumulati ad oggi e ci proietta verso il record di 100 milioni, dieci volte le quantità sversate nella cosiddetta “Terra dei fuochi”.
Inoltre, ospitiamo discariche ad alta criticità, con rifiuti radioattivi che attendono ancora la messa in sicurezza (ex Metalli Capra a Capriano del Colle ed ex Cava Piccinelli a Brescia, per citare quelle più rilevanti e note).
A Brescia, dunque, il “debito ambientale”, come usa dire il nuovo ministro della Transizione ecologica, è straordinariamente rilevante. Se si vuole saldare questo debito, le bonifiche del SIN Brescia-Caffaro e di altri siti inquinati, dopo vent’anni, non possono più attendere.

Nel contempo, è urgente arrestare la devastazione che continua ancora oggi ad aggiungersi con l’abnorme afflusso di rifiuti speciali da ogni parte d’Italia: l’unica via che è stata individuata è la moratoria a nuove discariche ed impianti impattanti, con un provvedimento straordinario e d’emergenza, definito da un tavolo Ministero – Regione, così come richiesto dalla delibera unanime della Provincia di Brescia del 24 settembre 2018 ed auspicato dall’ordine del giorno parlamentare dell’11 dicembre 2019.
Signor Presidente, Le chiediamo di darci una mano, di fare ciò che è nelle sue possibilità per ripulire questo tormentato territorio, che vogliamo non solo facoltoso, come è già, ma anche pacificato con l’ambiente e, quindi, ospitale e adatto ad una vita sana per i nostri figli.

 

Tavolo Basta Veleni di Brescia

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