Lettere al direttore

Dipendenze e giovanissimi, discutiamone senza slogan per una nuova progettualità

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A pochi mesi dalla tragica e prematura morte per overdose di Francesca, le dipendenze tornano a riempire la cronaca.
Spesso si approccia il fenomeno in termini prettamente repressivi: è indubbio che il mercato della droga alimenti la criminalità urbana, e il contrasto è doveroso. La Polizia Locale si distingue peraltro per un lavoro diffuso (oltre cento arresti l’anno), e altrettanto fanno le altre forze di Polizia, ma la necessaria repressione non è sufficiente.

C’è un tema educativo gigantesco e sottaciuto: urge lavorare sulla riduzione della domanda e della sua precocità. Problemi complessi richiedono soluzioni articolate: serve lavorare sui contesti sociali, sulle forme di accesso, sulla conoscenza delle caratteristiche e dei danni delle varie sostanze, avendo cura di porsi in un dialogo i ragazzi e in condivisione con le famiglie. Serve coordinare politiche educative, sanitarie, sociali, partendo dalle buone pratiche presenti sul territorio.

Urge inoltre una seria riflessione sulla presa in carico da parte del servizio sociosanitario. Non è in discussione la qualità dei servizi o del personale, quanto la capacità di raccolta del bisogno: si stimano nel Bresciano 3.000 utenti a fronte di almeno altri 6.000 consumatori non intercettati. Va pertanto ridisegnato un approccio integrato che indirizzi tempestivamente verso i corretti percorsi riabilitativi.

Credo sia maturo il tempo per avviare una discussione sulle dipendenze, in particolare quelle dei giovanissimi, che tralasci i facili slogan (magari recitati davanti ad un citofono o ad una telecamera) e che ci porti ad esprimere progettualità nuove e innovative, di prevenzione e di cura, capaci di salvare vite umane diversamente destinate ad una profonda lacerazione e marginazione, quando non a irreversibili conseguenze.
Roberto Omodei, consigliere comunale a Brescia
Gruppo consiliare Partito democratico

 

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