Lettere al direttore

Non una di meno Brescia contro attacchi alla pillola Ru486

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È necessaria una pressione costruita dal basso per evitare che ancora una volta vengano veicolate notizie false e narrazioni discriminatorie portate avanti da movimenti come ProVita che pensano di poter dire quello che vogliono sui corpi delle donne e sul loro diritto di autodeterminazione.
L’associazione antiabortista ProVita ha avviato una campagna esponendo in decine di città manifesti dove, accanto all’immagine di una Biancaneve svenuta, l’utilizzo della pillola abortiva RU486 viene paragonata a un “veleno”: si sostiene, inoltre, che la pillola abortiva metta “a rischio la salute e la vita della donna”. Questo è falso, discriminatorio e diffonde disinformazione medico-scientifica.

Non una di meno Brescia, attacchi alla pillola Ru486

L’interruzione volontaria di gravidanza è legale in Italia in base alla 194, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare.

Lo scorso 8 agosto, il ministero della Salute, sulla base «delle più aggiornate evidenze scientifiche», ha aggiornato le linee di indirizzo sulla pillola abortiva RU486 annullando l’obbligo di ricovero, estendendo a nove settimane la possibilità del farmaco, e prevedendone la somministrazione in consultorio e in ambulatorio.

I dati del Ministero della Salute dicono che in Italia in oltre il 96,9% dei casi non c’è stata alcuna complicazione a seguito dell’assunzione della RU486, e che questi numeri sono simili «a quanto rilevato in altri paesi e a quelli riportati in letteratura».

Non una di meno Brescia, attacchi alla pillola Ru486

Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità, l’AIFA ha emanato una nuova determina nella quale vengono superate le precedenti limitazioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni dichiara che l’aborto farmacologico è sicuro e ne raccomanda la procedura.

La regione Lazio ha recepito, con determina 31 dicembre, le linee guida per l’uso della RU486 al di fuori dell’ospedale, ma nessuno lo dice.

Quindi la comunicazione dei cartelloni non è onesta, non è veritiera, non è corretta, è una rappresentazione che induce in errore chi guarda, usa una terminologia antiscientifica e inappropriata, sfruttando credulità e paura, non rispetta la dignità della persona discriminando le donne/i corpi gestanti, incrementa la cultura dello stupro, maschilista e machista.

È vero che le idee che vengono riferite sono espressione di parte di estremisti, ma in modo subdolo colpiscono i diritti di tutti.

Non una di meno Brescia, attacchi alla pillola Ru486

Anche per i cartelloni dei camion vela usano un linguaggio semplicistico e pervasivo. Usano ingiustamente per l’embrione e il feto i termini vita nascente, figlio, persona, per l’interruzione uccidere. Chiamano la loro falsa informazione “dallapartedelledonne”.Pensano che l’aborto danneggi le donne, che il danno può essere a livello mentale, emotivo, psichico, ma anche gravemente fisico con infezioni ed emorragie e persino la morte. Pensano male.

Non una di meno Brescia, attacchi alla pillola Ru486

L’aborto non fa male al nostro corpo!

L’aborto non fa male alla nostra psiche!

La pillola RU486 non è velenosa!

Embrione e feti non si possono chiamare persone, non lo sono!

L’interruzione della gravidanza non è un’uccisione, non va chiamata così!

La lotta all’aborto così fatta non è un’opinione, è maschilismo e patriarcato.

La lotta per l’aborto è necessità: ci vogliamo vive e libere.

 

Tra l’altro non solo in Italia ma in tutto il mondo, recentemente in Polonia, in Argentina, in Cile si fa viva la lotta per il diritto all’aborto, sempre in pericolo ma alla fine sempre vincente.
L’8 marzo, giornata di lotta, non mancherà di certo la lotta a questi manifesti offensivi e ingannevoli, ai cimiteri dei feti, alle mozioni comunali provita.
Quello che andrebbe propagandato e praticato in Italia e nel mondo è viceversa la cultura della scelta, dell’aborto se necessario, della gravidanza se voluta, dei consultori femministi, del no all’obiezione, degli anticoncezionali, il libero accesso alle cure ormonali per chi ne ha necessità

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