Lettere al direttore

Fp Cgil scrive alla direzione del Civile su scala 4.0: fuori tempo massimo

Egregio Direttore Generale,
ci perdonerà se il battage mediatico di questi ultimi giorni sull’apertura del Centro Covid di scala 4 ci lascia piuttosto freddi, ed i servizi fotografici all’apertura più che altro ci hanno rattristato.
E’ vero, siamo quelli che fin dall’inizio hanno avversato la scelta della Regione di accentrare i pazienti Covid dentro l’ospedale, lamentando il mancato coinvolgimento di sindacati ed istituzioni nelle scelte strategiche dell’azienda, e suggerendo alternative a quella che ancora riteniamo una scelta pericolosa ed inefficace. Ma non è solo questo.
Scala 4 è arrivata fuori tempo massimo, il nostro ospedale ha di nuovo dovuto inventarsi ed arrabattarsi per far fronte alla seconda ondata, che per fortuna ci ha risparmiato la violenza e l’impeto di marzo, dandoci modo di adattarci in rincorsa alle necessità. Tornerà buona per la terza ondata, si dirà. Ma non è nemmeno solo questo.

E’ che non ci piace che la sanità pubblica “venda” ai lavoratori ed ai cittadini un proprio servizio come fosse un prodotto da supermercato. Perché quella su scala 4 è una campagna di marketing, non una informazione istituzionale. Molte delle domande che avevamo posto sono ancora senza risposta – una su tutte: con quali organici funzioneranno questi nuovi reparti?, e insistere ripetutamente su alcuni aspetti per minimizzare le criticità è tipico della pubblicità, non del confronto con il sindacato e con gli altri corpi sociali. E’ che quel cartello “4.0” appeso all’ingresso ci fa sentire presi in giro, noi che abbiamo ben presente quanti reparti 1.0 ci sono ancora nel nostro ospedale. L’ortopedia, la neuropsichiatria infantile, il pronto soccorso; alcuni CPS, ambulatori e punti prelievi sul territorio, o l’hangar dell’elisoccorso – solo per citarne alcuni. Per non parlare degli spogliatoi, dei bagni, del parcheggio dipendenti di Montichiari, della nuova dialisi di Gardone, delle comunicazioni aziendali che avvengono ancora per posta interna o per fax, quando da anni sollecitiamo la digitalizzazione della documentazione e l’informatizzazione armonica ed integrata delle procedure. Altro che scala 4.0, quello di cui abbiamo bisogno davvero è un ospedale almeno 2.0. E’ che tutto quel parlare di telemedicina, teleconsulenze, telemonitoraggi, con pazienti e medici che non si spostano e non si incontrano, non ci scalda nemmeno un po’. Saranno anche una parte importante del sistema sociosanitario del futuro, ma noi vogliamo soprattutto una medicina di prossimità, inclusiva, territoriale, di relazione, integrata; vogliamo le “Case della Salute”, l’infermiere di comunità, le cure domiciliari, il medico di famiglia, gli operatori socio-sanitari dentro le scuole e dentro le aziende, il potenziamento della medicina preventiva e dell’igiene pubblica – ma di questi non sentiamo mai parlare con lo stesso entusiasmo e con la stessa progettualità.

Infine, ma non per ultimo, è che in tutto quello che abbiamo sentito su scala 4 non ci sono i lavoratori. E tutta la tecnologia più avanzata è niente, se a farla funzionare per il bene dei nostri pazienti non ci sono i lavoratori (e non ci riferiamo solo ai sanitari). I lavoratori sono la principale e più importante risorsa di un servizio socio-sanitario, specialmente pubblico, e come tali meriterebbero di essere riconosciuti, aldilà delle affermazioni di rito, con seri e concreti progetti di assunzione e mobilità, di valorizzazione professionale ed economica (che non sono i bonus una tantum), di formazione e addestramento, di benessere organizzativo, di prevenzione e protezione, di tutela e supporto.
Egregio Direttore Generale, quell’ospedale del futuro, flessibile, “plastico”, modulabile e rimodulabile, la cui visione tante volte abbiamo sentito spendere ai tavoli sindacali e con i media, ha bisogno di ben altre fondamenta e di ben altre relazioni rispetto a quelle che abbiamo visto per Scala 4. I lavoratori, ed il sindacato per loro, sono disponibili al confronto ed alla partecipazione, ma se necessario anche alla mobilitazione, come succederà il 9 dicembre con lo sciopero dei lavoratori dei servizi pubblici Per difendere i nostri diritti, certo; ma anche per difendere il principio stesso di salute, di sanità e di servizio pubblico.

 

Brescia, 01/12/2020 Le Delegate ed i Delegati FP CGIL degli Spedali Civili di Brescia

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