Lettere al direttore

Rodengo Saiano, “a novembre l’Ortoparco deve sloggiare”

Stavamo già pensando al modo migliore per festeggiare i dieci anni dell’Ortoparco, quando il Comune di Rodengo Saiano ci ha comunicato che non intende rinnovare la convenzione e che a novembre dovremo sloggiare.
Ce lo ha comunicato con una raccomandata, dopo che in tutti gli incontri il sindaco Luigi Caimi e il consigliere con delega all’ecologia Luciano Peli avevano affermato di condividere le finalità del progetto e che non avrebbero avuto nessun motivo per ostacolarlo.

E’ stato un brutto colpo, ma prima di reagire abbiamo voluto conoscere le motivazioni, sperando in cuor nostro che il Comune volesse rinunciare ai nostri servizi volontari per affrontare finalmente il problema ambientale con la professionalità necessaria.

L’incontro con il consigliere Peli, però, è stato tutt’altro che chiarificatore. Ci ha soltanto ripetuto quanto scritto nella raccomandata e quando gli abbiamo chiesto il motivo della decisione, la risposta è stata vaga: “la giunta ha deciso di destinare a un uso diverso quell’area”. Quale uso? Non è dato sapersi. Ma allora perché dovremmo smettere di gestire gli orti civici e di curare gli alberi che abbiamo piantato se non si sa cosa fare dell’area? “Perché abbiamo deciso così”.

Ovviamente siamo dispiaciuti. Per dieci anni ci siamo impegnati per piantare, proteggere e accompagnare gli alberi nella loro crescita. E’ stato faticoso, ma ci sosteneva la convinzione di fare la cosa giusta. Se è vero che 200 alberi non risolvono tutti i problemi del mondo, ci sembrava che assecondare i cittadini che vogliono prendersi cura del territorio, fosse un lumicino di speranza nel buio dell’individualismo sfrenato nel quale sembra perdersi la nostra società. Le oltre cento specie differenti che abbiamo piantato, spesso per mano dei bambini del paese, volevano celebrare la biodiversità e il ruolo fondamentale degli alberi per la nostra vita. Senza gli alberi l’uomo non ci sarebbe. Continuare a trattarli come un impiccio vuol dire continuare a scavarci la fossa. L’Ortoparco voleva ricordare questa indiscutibile verità alle troppe persone che l’hanno dimenticata, o che fanno finta di non conoscerla ignorando che qualsiasi interesse personale è vano senza un ambiente in equilibrio che consenta la vita.

Ma i nostri sentimenti non contano. Per un bene superiore, è sacrosanto che il Comune prenda le decisioni che ritiene giuste. Il fatto è che, in assenza di motivazioni valide, giudichiamo profondamente sbagliata questa decisione e reputiamo la vicenda grave su diversi piani:

  1. Quando nel 2011 abbiamo chiesto al Comune un’area dove realizzare gli orti civici e un arboreto, il Comune ha giudicato valido il nostro progetto e ha individuato un terreno di cinquemila metri quadrati sui campi che si distendono dietro l’Abbazia Olivetana. Con quale criterio si può dire ai cittadini “piantate gli alberi in questo terreno” per poi tagliare tutto dopo nove anni? Nessuno ha spiegato loro che gli alberi forniscono i loro servigi (ossigeno, mitigazione del clima, bellezza, biodiversità) per decenni? Certo, nel frattempo è cambiato il sindaco, ma se ogni dieci anni il nuovo sindaco taglia gli alberi piantati da quello precedente…
  2. La presenza di orti civici in un comune è come una medaglia. Indica che in quel paese l’amministrazione si preoccupa del benessere psicofisico dei propri cittadini, in special modo degli anziani. Abbiamo sempre auspicato che la nostra esperienza potesse spingere il Comune a fare un passo ulteriore, organizzando in prima persona un servizio che per molti cittadini migliora decisamente la qualità della vita. Il sindaco invece, azzerando l’attività dell’Ortoparco, dice che a Rodengo Saiano gli orti civici non servono, senza spiegare perché.
  3. Cambiamento climatico, inquinamento, cementificazione sfrenata associata a un numero sempre più elevato di abitazioni e capannoni vuoti. Sono problematiche estremamente serie che nessun amministratore oggi può ignorare. Ci si aspetterebbe che chi si candida per rivestire cariche pubbliche non veda l’ora di fare la propria parte per la soluzione di questi gravi problemi. E invece cosa scopriamo? Che il consigliere con la delega all’ecologia non trova nulla di strano nell’uccidere oltre duecento alberi per sostituirli con una colata di cemento. Che si continua a fare cassa svendendo il territorio per interessi tutt’altro che fondamentali. Se queste sono le mani che devono salvare il mondo, siamo spacciati.
  4. Lo sanno anche i sassi che che la partecipazione dei cittadini migliora il tessuto sociale (lo prevede anche la Costituzione). I paesi più civili e con la migliore qualità della vita sono quelli dove la partecipazione è più spinta. A Rodengo Saiano, invece, siamo tornati nel Medioevo. Si fanno le cose perché così ha deciso la giunta, senza spiegare, senza argomentare.

Per concludere. L’area è di proprietà comunale ed è giusto che il Comune ne disponga come ritiene opportuno. Pensiamo però che per rompere l’impegno preso nove anni fa con i cittadini su un tema così attuale e importante, debbano presentarsi motivazioni di un ordine di importanza superiore e non risolvibili in altro modo. Siamo cittadini, non sudditi. Non possiamo tollerare che il Comune non dica quale motivo lo spinge a recedere dall’impegno preso, e non dimostri di aver tentato tutte le strade alternative. 

 

Tiziana Porteri

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