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Lettere al direttore

Lombardia, Bragaglio con il ‘federalismo differenziato”

Claudio-BragaglioEgregio Direttore,
da giorni s’è riaccesa l’attenzione sul Referendum, proposto dal presidente Maroni, per maggiori poteri alla Lombardia. E su cui già si sono opportunamente soffermati – seppure con alcune tonalità diverse – il sindaco Emilio Del Bono ed il segretario del Pd Michele Orlando.
Che vi sia un intento strumentale della Lega è evidente. Anche perché finora essa s’è sottratta ad un confronto stringente in Parlamento sulla riforma del Titolo V della Costituzione, riguardante appunto i poteri delle Regioni. Poi capisco la tentazione – persino ‘voluttuosa’ per troppi politici – di considerare le istituzioni una variabile dipendente dalla loro collocazione di governo e di potere. Al punto d’essere scatenati ‘autonomisti’ quando sono all’opposizione e ferrei ‘centralisti’ quando hanno in pugno le redini del governo. Ciò vale pure per la Lega, in prima fila a sostegno d’un proprio centralismo regionale contro province e comuni. Come avvenuto anche di recente sulle deleghe, sollecitate dal presidente Mottinelli per Brescia.
In ogni caso ci si deve sottrarre alla facile tentazione di contrapporre propaganda a propaganda, quando sono in gioco le autonomie locali.
Da qui la conclusione unanime, sulla questione del Referendum, della Direzione lombarda del PD con la proposta del segretario Alfieri. Sollecitare l’apertura d’un tavolo di confronto con la Lombardia per definire, in applicazione dell’art. 116 della Costituzione, una forma più avanzata di ‘federalismo differenziato”. Il Governo, con il sottosegretario Bressa, ha già risposto affermativamente in Parlamento. Quindi si tratta di attivarsi, non consentendo alibi di sorta alla Lega, per stringere sulle proposte concrete di riforma.
In quanto poi al Referendum (con relativo costo di 30 milioni) esso potrebbe avere una qualche sua motivazione solo se il Governo Renzi chiudesse su tutti i fronti il confronto. Cosa che riterrei del tutto improbabile.
Da qui l’irrequieto scalpitare sulla stampa anche dei nostrani leghisti regionali, Rolfi e Bordonali, non tanto sulle proposte da fare, ma per l’immediata costituzione dei ‘comitati pro Referendum’. Calma, fatevi almeno dire un qualche no, prima di accendere le micce del vostro potente mortaio antigovernativo.
In realtà con la risposta del PD, il Referendum viene collocato sullo sfondo, mentre ora ci si deve misurare con le proposte da avanzare. Ma che Maroni s’è finora ben guardato dal fare. Anzi, direi cosa che teme, facendogli immaginare il Referendum come la botola, da aprire a prescindere, per giustificare una propria fuga. Un Maroni passato – com’è ormai passato – dall’ambizione d’una guida lombarda della mega regione del Nord a dover fare il gregario al dinamismo del Veneto.
La questione, per ora, si potrebbe chiudere qui, se non fossero aperti, anche per il PD, tre grandi problemi.
Primo. La crisi del regionalismo, sia per l’assetto istituzionale (ridefinito nel 2001) che per la stessa legittimità morale, dopo recenti scandali, impone un chiarimento di strategia istituzionale. E non solo: penso ai De Luca, ai Crocetta.
Secondo. L’incertezza regna sovrana sull’avvenire del sistema autonomista, con riferimento anche agli Enti di Area vasta (Province). Nonché degli stessi Comuni colpiti, con l’ascia dell’antitasse, nella loro autonomia finanziaria. Troppe e confuse le parti in commedia.
Terzo. Una verticalizzazione della gestione del potere (sia nei partiti che nelle istituzioni), diventata ormai una visione bipartisan, rischia di consegnare la bandiera dell’autonomia delle comunità locali a movimenti populisti e radicali. Anche da questo punto di vista rappresenta un errore una soppressione (e non già la riforma) della Provincia intesa come ‘casa dei comuni’.
L’aspetto più critico sta quindi non tanto nel definire un nuovo equilibrio tra Stato e Regioni, ma nella possibile convergenza tra due centralismi, statale e regionale, a danno dell’intelaiatura autonomista. E, per la Lombardia, in una concentrazione di poteri tra Regione e Città metropolitana milanese a danno degli altri territori.
In ogni caso un chiarimento mi sembra necessario, non tanto sull’iniziativa referendaria della Giunta Maroni, su cui non avverto diversità significative, quanto piuttosto sulla strategia del PD per il futuro di Comuni ed autonomie locali.

Claudio Bragaglio
della Direzione regionale del PD

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