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Lettere al direttore

“No al terrorismo ma serve rispetto per tutti”

Il direttore dell'Associazione culturale islamica di Brescia Muhammadiah si chiede: "Anche insultare la religione degli altri non è terrorismo?".

moschea interno(red.) Abbiamo ricevuto la lettera di Tariq Mahmood, direttore dell’Associazione culturale islamica di Brescia Muhammadiah, sui fatti di Parigi che pubblichiamo integralmente:
“Il recente attacco terroristico in Francia ha creato un’ondata di ansia e di agitazione in tutto il mondo. Sicuramente questa azione terroristica, oltre ad essere un atto da condannare, è anche un atto altamente vergognoso. Nessuna società civile e nessuna religione vera può giustificare questa tragedia. In questi tempi in tutto il  mondo stanno avendo luogo gli attacchi terroristici, e con il passare del tempo questi eventi stanno aumentando sempre di più. Se da una parte la fine del terrorismo è una priorità e desiderio forte di tutte le persone che vogliono la pace, conoscere le motivazioni, l’eliminazione e la prevenzione del terrorismo è altrettanto la responsabilità primaria di tutti gli intellettuali e di persone che vogliono la pace.
Qui voglio chiarire che personalmente non ho assolutamente alcuna simpatia per le persone che sono i nemici dell’umanità e dell’uomo e nè per chi, lasciando la strada della pace, assume quella della violenza che voglia essere chiamato musulmano o che sostenga di essere ebreo o cristiano. Il terrorista non ha alcuna religione perchè nessuna religione permette la brutalità, la violenza e il terrorismo. Ma qui non dobbiamo neanche ignorare che il terrorismo non è solo uccidere le persone e alzare le armi, ma ogni quell’azione e quell’atto rientra nella categoria del terrorismo con il quale venga diffusa paura e panico e venga distrutta la pace e la tranquillità delle persone.
Non esito assolutamente ad accettare anche la realtà che in questo momento in tanti eventi terroristici le persone coinvolte sostengono di essere musulmani e dichiarano di appartenere ad “Al Qaida” o “ISIS” o qualsiasi altra organizzazione terroristica. E in quel momento mi rammarico vivamente che i mass media li introducano come terroristi islamici e alle loro azione crudeli viene dato il nome di “terrorismo islamico”.  E io come qualsiasi altro musulmano in quell’occasione penso ripetutamente che i mass media, i giornalisti, i conduttori e gli intellettuali prima di collegare il terrorismo ad Islam non pensano che in tutto il mondo circa 99.9% o anche di più musulmani considerano i terroristi e le organizzazioni terroristiche uno stigma per l’Islam e per i musulmani.
Queste persone sicuramente non diffondono il buon nome dell’islam anzi stanno causando imperdonabile danno all’Islam. Oggi in tutto il mondo si parla della libertà di parola ma pochi parlano  dell’uso abusivo di questo termine. Ferire i sentimenti di più di un miliardo di musulmani è la libertà di parola? Giocare con i sentimenti delle persone rientra nella definizione della libertà di parola? Insultare la religione di qualcuno è secondo voi il miglior esempio della libertà di parola? Secondo me il significato del termine “libertà di parola” non può essere assolutamente ferire le emozioni e i sentimenti religiosi di milioni di persone. In tutto il mondo esistono le limitazioni e le restrizioni e andare oltre a questi limiti promuove l’estremismo e giustamente l’abuso del termine libertà di parola è anche una forma di estremismo. E se vogliamo che l’estremismo e il terrorismo vengano controllati, i mass media dovranno giocare un ruolo di grande responsabilità.
Qui stimo la recente dichiarazione di Papa Francesco nella quale ha sottolineato il bisogno di non ferire le emozioni e le convinzioni dei fedeli di nessuna religione e di usare correttamente la libertà di parola. Sicuramente in questo momento così delicato tale dichiarazione è fortemente incoraggiante ed apprezzabile. Penso che in questo momento c’è il bisogno di rafforzare ciò che è comune nelle nostre religioni e per far ciò bisogna ravvicinare la moschea e la chiesa e attraverso il dialogo interreligioso per allontanare le incomprensioni e promuovere la tolleranza e la comprensione reciproca. Secondo la mia opinione Papa Francesco dovrebbe visitare le moschee di vari Paesi e soprattutto le grandi moschee dei paesi europei e così anche gli eminenti figure religiose dell’Islam dovrebbero visitare le chiese così i fedeli di due religioni più grandi del mondo potranno avvicinarsi e capirsi reciprocamente.
Considero che è anche importante avere una legislazione in materia della libertà di parola. Una volta deciso che non offenderemo nessuna religione e nessun Profeta e che non assoceremo l’insulto e l’umiliazione alla libertà di parola e ci saranno le azioni legali contro di chi lo farà a mio avviso ci potrà essere un cambiamento. Alla fine sottolineo ancora se desideriamo la pace nel mondo dovremmo combattere insieme indipendentemente dalla religione, dalla nazione, dalla cultura e dalla lingua e quando il nostro sforzo sarà al di sopra di ogni indiscriminazione nessuno potrà fermarci per portare la pace nel mondo”.

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