Lettere al direttore

Bragaglio: “Aler, rischio speculazione sui prezzi”

Egregio Direttore,

la risposta piuttosto acida del consigliere regionale Fabio Rolfi alla critica dei delegati Cgil dell’Aler, Lovati, Picchieri e Scaramella, merita una riflessione. Con il suo progetto di legge (PdL n.39), Rolfi sostiene che per cinque anni le Aler debbano “esclusivamente” (art. 2) acquistare alloggi nuovi o già ristrutturati (art.3).  Nient’altro.
A cose così impostate, le obiezioni dei tre Delegati hanno un evidente fondamento. Se in modo “esclusivo” si dovranno comperare “soltanto” alloggi già fatti dai privati, ciò significa esporre le Aler al rischio d’una speculazione sui prezzi, paralizzare per anni gli uffici di progettazione dell’Aler, svuotare le strutture provinciali all’insegna d’un inaccettabile accentramento regionale. Non più, quindi, un’azienda per l’edilizia residenziale pubblica, ma l’Aler come una società finanziaria di tipo immobiliare. Ed in mancanza di corrispondenza tra offerta privata e domanda pubblica di alloggi? La paralisi dell’edilizia sociale! Rolfi dice: “dovranno acquistare”. Già, ma chi in un libero mercato obbliga cosa?
Se (se!) le intenzioni di Rolfi fossero davvero quelle espresse nella Relazione che accompagna il suo Progetto, allora le cose potrebbero esser viste diversamente. Tali intenzioni sono: un aiuto per la grave crisi del mercato immobiliare, la riduzione dell’enorme volume d’invenduto (ben evidente anche a Brescia), l’inderogabile necessità di risparmiare territorio, l’opportunità di sostenere le imprese in crisi, con ricadute occupazionali. Intenzioni da prendersi per buone. Compresa questa sua improvvisa conversione – tutta social-ambientalista – sulla sua via per Milano. Il che dimostra come, lontano da Brescia ed in terra meneghina, neppur per la redenzione di  Rolfi si debba disperare. Visto che mesi fa in Loggia ha fatto approvare  un PGT sovraccarico di cemento. E che lo stesso PGT ha disatteso proprio la legge sul contenimento del consumo di suolo (L.R. 4/2012).
La possibilità d’investire risorse pubbliche per la casa, “anche” nella direzione dell’invenduto, è una scelta condivisibile. E peraltro già possibile. Com’è avvenuto con le ex Case del Sole di via Milano. Il tutto all’insegna del risparmio del territorio. Ma in quell’anche, da me sottolineato, c’è una diversità di sostanza, che rinvia ad un serio Social Housing, e non già solo ad operazioni immobiliari.
In primo luogo perché “si può” scegliere (e non: “si deve”) tra le offerte di mercato (per tipologie abitative e condizioni economiche) quelle adeguate e vantaggiose. Mantenendo quindi in campo anche scelte alternative. Anche perché va pur detto (come rilevato dal Politecnico di Milano) che molto dell’attuale invenduto non corrisponde all’edilizia sociale. Quindi non ci si può esporre con denaro pubblico a condizioni iugulatorie, in quanto scelte obbligate.
Non avrebbe inoltre senso impedire acquisizioni (come pare di capire da un testo steso in modo  approssimativo) per poter fare ristrutturazioni, promosse e gestite dall’Aler stessa. Con questo Progetto, così com’è scritto, si metterebbero a rischio anche i  Contratti di Quartiere per i prossimi anni, che si basano principalmente sulle ristrutturazioni. Infatti in modo sorprendente nel testo (per nulla chiaro anche nei suoi riferimenti alla legge 4/2012) sembra siano ammessi solo “interventi di ampliamento volumetrico su fabbricati già esistenti”.
Infine il consigliere Rolfi, punta ad un facile consenso, evocando le 130 poltrone da abolire ed i 3,5 milioni di euro da risparmiare. Gli ricordo che, dal 1996, con la nascita delle Aler,  il 90% di quelle poltrone e di quelle risorse sono state appannaggio del solo Centro destra e della Lega. Contro le varie proposte di risparmio avanzate dal centro sinistra.
Che sia indispensabile una riorganizzazione, con riduzione di spesa e di poltrone, è evidente. Ma sulla vicenda Aler, l’obbiettivo vero della Giunta regionale pare essere quello di colpire i  Comuni e il ruolo d’uno strumento sociale per la casa. Con Maroni che riuscirebbe nell’impresa, quasi impossibile, di far ben peggio persino d’un Formigoni!

Claudio Bragaglio

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