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Lettere al direttore

Imu, perché le scuole paritarie non devono pagarlo?

Gentile Direttore,
negli ultimi mesi è ritornata in auge (ma si è mai veramente sopita?) la discussione riguardante il versamento dell’IMU da parte degli enti ecclesiastici o delle associazioni ad esse legate che svolgono attività, anche in parte, redditizie.
In particolare ha avuto grande risalto il balletto che si è svolto e si sta svolgendo attorno al pagamento dell’IMU da parte delle scuole paritarie che fino ad oggi sono state esentate, nonostante alle stesse venga corrisposto sia un aiuto statale (e regionale) sia un pagamento da parte del singolo cittadino che usufruisce di tale servizio. Un problema che ci riguarda da vicino. Come cittadini bresciani ci troviamo in un comune con un gran numero di scuole paritarie e al contempo in una regione che elargisce a piene mani finanziamenti pubblici per il funzionamento delle stesse.
Tornando al tema centrale, nelle accese discussioni che si sono susseguite, il Ministro Profumo non ha certo brillato per la sua gestione della vicenda; prima, dietro la forte richiesta da parte dell’Europa, viene imposto il pagamento dell’IMU anche alle scuole paritarie, poi lo stesso Ministro dichiara “l’IMU per le scuole paritarie si può anche togliere” (La Repubblica 28-11-12).
Il Ministro Profumo si è sentito in dovere di rispondere prontamente alle sollecitazioni pervenutegli dalla Fidae della Lombardia secondo la quale il pagamento dell’IMU sarebbe «un nuovo ostacolo di ordine economico impedendo di fatto alle famiglie di esercitare la propria libertà di scelta educativa».
Personalmente mi appare quantomeno fuori luogo questa sollecitudine del MIUR ad occuparsi dei “problemi” delle scuole paritarie mentre al contempo taglia del 6.2% (all’incirca mezzo miliardo di euro secondo la relazione di accompagnamento al Bilancio di Previsione Unico per il 2013 del Direttore Generale dell’UniBS Dott. Periti) il Fondo di Finanziamento Ordinario alle università pubbliche e istituisce, questo si, il pagamento dell’IMU per le stesse. Giusto per rimanere vicino a noi, secondo il Bilancio di Previsione Unico (Tit. 7 Cat. 20 Cap. 2 Art. 2) il pagamento di tale imposta equivarrebbe ad un esborso pari a 200.000 euro per la Statale bresciana; possiamo solamente immaginare l’ammontare del pagamento per gli atenei di dimensioni superiori al nostro quali la Statale di Milano o la Sapienza di Roma.
Tralasciando la logica perversa che fa si che lo Stato prima dia i soldi agli Atenei per poi riceverli indietro attraverso il pagamento IMU e tralasciando l’Art. 33 della nostra Costituzione non perché di secondaria importanza ma perché già ampiamente discusso in altre sedi, mi preme portare l’attenzione su un altro punto: per garantire a tutti la libertà di scelta educativa, che vuol dire soprattutto permettere a chi non ha i mezzi economici di accedere all’istruzione, non sarebbe più corretto far pagare l’IMU agli istituti paritari, cosi come già fanno quelli pubblici, e impegnarsi a raccogliere questo gettito in un nuovo fondo per il diritto allo studio che vada ad integrare e ad ampliare quello già esistente?

Andrea Curcio
già Senatore Accademico dell’Università degli Studi di Brescia

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