Lettere al direttore

Impianto ceneri: “Perché non si può fare a Buffalora, invece a Lamarmora sì?”

Eccovi alcune considerazioni di un residente e consigliere della Circoscrizione Sud sull’opportunità di posizionare a Lamarmora l’impianto di trattamento delle ceneri prodotte dal termoutilizzatore, già respinto a furor di popolo a Buffalora.
La prima sensazione  prescinde da tecnicismi e qualsivoglia analisi logistica , e potrebbe sintetizzarsi in questo domanda (gradita eventuale risposta): “-Perché ciò che non si può fare a Buffalora, o in altri siti, invece a Lamarmora si può fare?”-
Pare, per così dire, che la percezione che si ha in generale di questa zona da  parte di enti, istituzioni, amministrazione, A2a,ma, paradossalmente, anche da cittadini e rassegnati residenti stessi, sia quella del luogo ultimo deputato ad accogliere variegati tipi di “schifezze”, scritto fra virgolette perché nessuno si risenta e per sottolineare che l’intento di queste righe è soprattutto quello di sottrarsi alla pretestuosa lamentela, ai localismi, ai no aprioristici che appagano solo chi lo sporco si accontenta di nasconderlo sotto il tappeto.
In coscienza, appartenendo ad una comunità, è normale che ognuno di noi sappia che è necessario accollarsi anche le incombenze meno gradevoli, ma si fatica a capire perché, usando un giro di metafore, se la città fosse una casa, ineluttabilmente il centro sia il salotto, viale Venezia , la Bornata e Costalunga la veranda con giardino, le periferie i dormitori e Lamarmora e la zona sud la zona caldaia, pattumiera e cloaca.
È monotono ogni volta elencare quanti sono i servizi, le infrastrutture e gli impianti in zona Lamarmora, utilizzati da tutti in città, provincia e, grazie all’appetito delle linee dell’inceneritore, anche oltre, ma se giovasse a qualcuno, rischiando di tralasciare qualcosa, ricordiamo: termoutilizzatore, centrale policombustibile, deposito mezzi N.U., autostrada, tangenziale a 4 corsie, isole per rifiuti ingombranti, ripetitore Telecom, tutti impianti che procurano un indotto di mezzi pesanti, rumori anche notturni, scarico abusivo di vari materiali che si aggiunge al loro normale impatto di esercizio e si somma al traffico veicolare delle vie sull’asse Dalmazia – Salgari – Lamarmora – Volta, una vera tangenziale nel centro abitato; i territori agricoli, i pascoli e i parchi chiusi per PCB, negati a bimbi e famiglie e ingialliti dalla sete, (ma ornati di attesissime pensiline!), il cromo esavalente nei pozzi a Folzano, l’acqua che esonda dalla falda a Fornaci, i record di superi di vari fattori nell’aria e, dulcis in fundo, il passaggio dellAlta Velocità con relativi sfratti in via Zara…
A questo bucolico quadretto fa da ornamento lo sbuffo di fumo nero fuoriuscito dal camino dell’inceneritore lo scorso 8 agosto, causato da un malfunzionamento dell’impianto in manutenzione che nessun ente terzo ha inequivocabilmente certificato in maniera rassicurante.
Ora, su questa base, il ragionamento da affrontare seriamente deve andare oltre al semplice –“perché qui? Perché tutto qui??”-
Piuttosto ci si potrebbe chiedere, e chiederlo a chi ci amministra, se non sia giunto il momento di cambiare direzione, il momento di investire soldi, energie ed intelligenze per esplorare soluzioni diverse.
È questa la cartolina che, saluti da Lamarmora, va mandata alla città ed alla cittadinanza responsabile. Con scritto dietro“-È questa la Brescia che volete?”-
Quello che forse nelle stanze più nobili della casa – città non si vede, a Lamarmora come a Buffalora è già una realtà macroscopica, una trave in un occhio.
Lo sporco visto da sotto il tappeto non crea rancori o invidie, semmai qualche senso di colpa per non averci pensato prima, ma deve anche far scattare la coscienza civile di opporsi e lanciare l’allarme perché anche chi non ha lo scempio sotto gli occhi o sotto il naso sappia che corre i medesimi rischi per la propria salute e quella dei propri figli.
Le ceneri come terminale ultimo e non previsto del percorso che molti di noi pensavano si esaurisse magicamente nell’uguaglianza: rifiuto bruciato=calore=energia.
Come se i R.S.U. raccontassero di un inesauribile ciclo produttivo drogato e sovradimensionato, che denuncia l’attitudine al troppo e all’inutile, una sorta di coprocoltura di una società che sta soccombendo a se stessa.
L’idea di continuare a considerare il bruciare i rifiuti come un business vantaggioso a rischio pari a zero stride con la cultura moderna sposata da vari e civili paesi di produrne meno o di non produrne .
Il temoutilizzatore così si giustifica economicamente, nutrendosi  di consumo eccessivo, lo stesso mostro che in altre forme e fasi ha già schiantato l’economia mondiale, che a detta di molti mina la salute, la speranza, i valori etici, morali e religiosi di qualunque cultura ad ogni latitudine.
Le ceneri sono l’ultimo atto della filiera di un sistema che denuncia tutta la sua debolezza e anche loro rappresentano un costo, un peso, un rischio, nulla di ciò che vogliamo sotto casa, nulla di cui vorremmo rendere eredi i nostri figli.
Le ceneri con cui possiamo cospargerci il capo e rimetterci sulla retta via.
Io ovviamente non ho, come credo nessuno allo stato attuale, un procedimento da suggerire che magicamente risolva il problema (oltre all’invito ad una differenziata spinta oltre il 65%), ma è arduo pretendere soluzioni diverse o ricerche di serie alternative delegando a chi di questi metodi fa la voce positiva di bilancio.
Ecco perché i politici che amministrano dovrebbero avere la forza di condurre progressivamente la città verso una piena sostenibilità ed ecocompatibilità, implementando progetti coraggiosi che all’inizio potrebbero apparire costosi o di difficile realizzazione.
Ciò dovrebbe avvenire prescindendo dagli schieramenti o, peggio ancora, a scopo prettamente elettorale, tanto da far apparire antistorica la voce di chi pare “appropriarsi” di una o dell’altra istanza, dicendo sornione:-“e gli ambientalisti dove sono??”, come dire: “-oh, sono arrivato prima io…”
Cominciamo a cancellare il disegno naif dell’ambientalista freakettone che parla coi fiorellini, grossolanamente rappresentato da più parti. Al termine ambientalista andrebbe attribuito il significato più vero e naturale di colui che fruisce e gode dell’ambiente che lo circonda e, sapendo che ciò gli permette la vita stessa, cerca di farlo con la cura e il rispetto necessari a far si che questo privilegio possa essere interamente goduto anche dalle generazioni a venire.
In questo modo nessuno ha il diritto di chiamarsi fuori,non certo il politico di turno , tutti siamo ambientalisti e dovremmo sempre dimostrarlo nei piccoli gesti quotidiani come nelle decisioni più grandi, quando la rappresentatività del voto ci onora e ci carica di questa responsabilità. Gioco forza, se al primo posto della esibite promesse elettorali c’era scritto sicurezza, venga garantita la sicurezza di preservare la propria salute da insane minacce, (volendo rispettare le sensibilità ,cominciando pure dal nord!!)
Il politico moderno, forse anche perché a corto di argomenti più convincenti e incalzato dai fautori dell’antipolitica, pronti a ricordargli le varie magagne comuni a molti schieramenti, dovrebbe saper cogliere nel recupero e nel mantenimento ambientale il valore di volano per un economia e un livello di occupazione ai minimi storici.
Non sempre questa amministr,azione restituisce la sensazione di dedicare la dovuta attenzione all’argomento , e i pochi soldi della comunità sono spesso impiegati in slegati  discorsi, progetti ed iniziative di vario genere, dal quadriportico al parcheggio sotto il castello, dal Bigio alla nave di Harlock, da Buonissimo alla pensilina, poco condivisi e di relativa ricaduta benefica.
Certo, il metro è quasi pronto e il bike- sharing è aumentato.e una timida simil -pedonalizzazione accennata…, ma questo non era il programma di un’altra giunta?
Non importa, …gli amministratori  avranno  modo di dimostrare il loro ambientalismo attraverso la sagacia di applicare strategie dove la priorità diventi la difesa dell’ambiente come prerogativa per preservare il diritto alla salute dei cittadini.
Per essere propositivi e minimamente  provocatòri suggerirei  in prima istanza di esentare dalla tassa sui rifiuti i cittadini delle zone più penalizzate (Lamarmora , Buffalora, S. Polo zona Caffaro, etc) che già abbastanza pagano a lsotto forma di salute e sopportazione.
O addirittura, basandomi sempre sul parallelo città-casa, sottopongo  un’altra proposta a chiunque la voglia cavalcare traducendola in gesto politico; vengo al sodo: “ambientalisti, impugniamo l’obiezione fiscale sull’imposta comunale sugli immobili finchè questi saranno inseriti in un contesto insalubre evidentemente non “a norma”rispetto a parametri acettati anche e riconosciuti a livello europeo..! …se l’Imu è come pagare un affitto, perché non smettere di pagarlo o versare il corrispettivo in un fondo dal quale si attinga per studiare e cercare di risolvere le più impellenti questioni ambientali sin quando la “casa-città “(terra, aria, acqua, rumori) non torna abitabile? Se sono in affitto e la caldaia  non è da bollino blu , le spese che sostengo  per la messa a norma mi vengono risparmiate dagli affitti da versare, o no?
Nessun politico amministratore, credo, raccoglierà queste poco ortodosse proposte, certamente non quelli che, seduti all’opposizione in consiglio comunale, in TV hanno dichiarato, chissà dopo quale approfondita analisi, che l’impianto delle ceneri non voluto a Buffalora si poteva fare a Lamarmora.
Sono esemplarmente questi gli atteggiamenti che fanno sentire legittime certe ironie di una maggioranza che, per quanto criticabile, non teme di avere rivali, perché i rivali si incartano tra loro, consegnando argomenti e battaglie di democrazia e di crescita civile a chi fino a ieri aggregava i suoi fedeli intorno a slogan brutali con richiami razziali, sessisti, nostalgici o cialtroneggianti.
Questo è il tempo che le persone serie si facciano avanti  , stilando un cronoprogramma preciso a garanzia di intenti mirati,  donne e uomini migliori di quelli che ci hanno consegnato un habitat così malconcio: persone per cui , la conservazione del territorio e del paesaggio, e attraverso ciò la salute delle persone, possa  diventare l’occasione ultima per cementare l a gente pulita e di buona volontà, persone  che sappiano restituire alla politica il peso e la forza di sterzare verso orizzonti più puliti e più rosei per tutti.

Franco Visconti consigliere circoscrizione sud Verdi-Sinistra Arcobaleno

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