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Lettere al direttore

“Cgil alfiera di sindacalismo vecchio e contrario agli interessi dei lavoratori”

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La riforma del lavoro sarà un altro casino. Lo ha dichiarato il segretario della Lega, Umberto Bossi.  “Non mi pare – ha aggiunto Bossi – che fino ad adesso il governo abbia risolto qualcosa: invece di migliorare, ha peggiorato le condizioni della gente e non ha migliorato il sistema generale”. Una cosa è certa: la soluzione indicata dal governo sull’articolo 18 va ben oltre qualsiasi nozione di “manutenzione”. Il mantenimento della tutela reale (il reintegro) per il solo caso del licenziamenti in discriminatori equivale nei fatti una monetizzazione di tali diritti i casi di una qualche rilevanza pratica.  Al di là delle diverse fattispecie si può ben capire che, per il resto, sull’articolo ormai più conosciuto e di dibattito nel Paese il governo ha chiuso la partita. La palla passa al Parlamento, che comunque potrà modificare e dettagliare  le misure che Monti, Fornero & Co., intendono apportare allo Statuto dei Lavoratori. La Lega Nord ci sarà e darà battaglia, per difendere l’articolo 18. La modalità normale del licenziamento sarebbe quella per motivi economici, con indennizzo monetario. Se ad oggi è l’impresa a dover giustificare, se richiesto, di fronte ad un Giudice del lavoro, il sussistere di ragioni valide per procedere al licenziamento individuale, con la forma toccherebbe al lavoratore l’onere di dimostrare che quel licenziamento non è realmente <<economico>> ma dettato da ragioni discriminatorie. Con quali difficoltà ed esiti è facile prevederlo. Siamo insomma ben oltre il <<modello tedesco>> indicato dal PD, PDL, UDC come limite accettabile alla riduzione delle tutele; ma siamo anche oltre la proposta del Senatore Prof. Pietro Ichino, che comunque limitava la nuova regolazione contrattuale ai soli nuovi assunti. Non sbaglia pertanto di molto il Senatore Umberto Bossi nel descrivere l’azione del governo Monti, senza mezzi termini, come una deregolamentazione del mercato del lavoro e una riduzione dei costi di licenziamento. Era necessaria? Il nostro mercato del lavoro è così rigido? I dati ci dicono che il 30% di chi è a tempo indeterminato registra, in un arco di cinque anni, un peggioramento dello status lavorativo, passando alla disoccupazione o a forme di lavoro meno stabile. Non è un mistero che la richiesta di deregolamentazione risponde a una precisa visione di come l’economia italiana dovrebbe superare la crisi: non già attraverso la strada difficile ma sostenibile degli investimenti della riqualificazione della pubblica amministrazione, di una rinnovata politica industriale, ben sì quella rapida ma socialmente rischiosa di una deflazione salariale, di una sostituzione di lavoratori anziani con meno costosi lavoratori giovani, di aumenti della diseguaglianza delle retribuzioni. Una linea che non è certo quella del Partito della Lega Nord. A rendere più difficile un confronto corretto e nel merito dei problemi contribuisce però anche una certa retorica del PD nazionale e locale. Magari a quei ventenni trentenni che si afferma di voler difendere sarebbe il caso di spiegare che se un loro maggior accesso all’occupazione deve venire dalla cosiddetta flessibilità in uscita, è probabile che ciò avvenga, in questo caso sì, a spese dei loro genitori cinquantenni e sessantenni, estromessi dal sistema produttivo perché più costosi e difficilmente reimpiegabili. In assenza di alternative, un lavoro precario, sottopagato e con minori contributi (la pensione diventa un mutuo tombale) è comunque meglio di nessun lavoro, e un lavoro a tempo indeterminato con garanzie ridotte è meglio di un lavoro precario. Chi è debole, tende a considerare chi è marginalmente meno debole un privilegio; se questo è una reazione naturale, è insopportabile costruirvi il consenso per un’azione politica. Tanto più che abbiamo troppa stima per questi giovani per pensare che siano così poco lungimiranti da non capire come una svalutazione complessiva del lavoro non sia per loro una grande vantaggio.   Anche se penso che una scelta per decreto: <<Su materie così non esiste in natura>>. Comunque la Cgil si dimostra alfiera di un sindacalismo vecchio e soprattutto contrario agli interessi dei lavoratori. Non è questione di ideologia ma di risultati ottenuti. Il sistema socialista-conservatore è fallito. Un mio modesto consiglio… è meglio andare all’elezioni.

Celso Vassalini

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