Lettere al direttore

Governo Monti, Bragaglio (Pd): “Il Pd ed il rischio immobilismo”

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Egregio Direttore,
la vicenda che ha dato vita al governo Monti inciderà sulla ricostruzione economica, ma non meno sull’assetto dei partiti. Con il venir meno del “fattore Berlusconi”, siamo in presenza d’un grande movimento impresso all’intero sistema.
Una “Terza Repubblica”? Si vedrà. Per ora ha ragione l’on. Fioroni: “nessun partito uscirà dall’esperienza governativa così com’era entrato”.
Compreso il PD, costretto a ripensare alcuni suoi “miti fondativi” e a correggerne gli errori. Duole dirlo, ma la “prova del nove” di questa valutazione sta nel fatto che, a fronte del tracollo berlusconiano, il PD non abbia potuto porsi come perno d’una alternativa convincente. Da qui la scelta d’un “governo tecnico”, e non già delle “elezioni subito”.
Data la drammaticità della crisi, per fortuna c’è Monti e c’è Napolitano. Ma gli interrogativi aperti riguardano non già la condivisibile scelta assunta da Bersani, bensì la prospettiva.
Se si è approdati a un “governo tecnico”, va pur analizzato il perché. Rivolgendo lo sguardo anche al futuro che – pur non obbligato nei suoi esiti – prefigura il rischio d’un dopo-Berlusconi inteso come la ricostruzione d’un nuovo e più ampio centro destra. Con il PD confinato in un angolo.
Il PD è nato all’insegna di alcune scelte che non hanno retto la prova dei fatti: il sistema bipartitico, la vocazione maggioritaria, l’autosufficienza e il rifiuto delle alleanze. Ancora: la liquidazione dell’Ulivo come alleanza di governo tra centro e sinistra, l’offuscamento della “questione cattolica”, al punto da prefigurare una “contaminazione” e il venir meno della distinzione tra riformismi, socialista e cattolico. Queste le luci ormai spente del Lingotto! Con davanti le questioni aperte sugli schieramenti e non meno sui contenuti, in particolare sul rapporto tra risanamento ed equità sociale.
E così il PD, dopo aver negato l’evidenza delle cose, il “centro politico” con il suo “terzo polo”, oggi se lo ritrova nel ruolo decisivo di Casini, catalizzatore oltretutto d’un nuovo soggetto cattolico.
Troppe le operazioni velleitarie che hanno favorito lo spostamento politico a destra, costringendo nel recinto berlusconiano anche forze moderate che un diverso bipolarismo avrebbe da tempo riposizionato sul fronte d’una  “alleanza tra moderati e riformisti”. Non era poi così difficile immaginare che il PD non potesse essere un “partito solo e libero”, e che il bipartitismo fosse la tomba del bipolarismo, nonché il miglior regalo fatto nel 2007 a Berlusconi.
Un tempo, alcuni si auguravano un PD come partito coalizionale o federato sulla base del pluralismo delle sue componenti politico-culturali. Il non averlo fatto con trasparenza e regole certe ha trasformato il PD in un partito correntizio. “Un amalgama mal riuscito”, s’è detto.
Oggi – seguendo Fioroni – s’impone un ripensamento ben più radicale. E ciò vale anche per la stessa sinistra laica e riformista interna al PD, afona e sbandata.
L’on. Follini ha sostenuto che ciò che è avvenuto in questi giorni vale più d’un congresso. Può essere. Quindi a maggior ragione è opportuno il chiarimento d’un congresso, vero ed anticipato.
Il “dopo Todi” e il governo Monti rappresentano una sfida che va chiarita nelle sue rilevanti implicazioni. Compresa la modifica della legge elettorale, al fine di poter costruire un bipolarismo plurale, anche sul versante delle rappresentanze progressiste, sia per le forze cattoliche che della sinistra riformista. E la Spagna ci ammonisce: senza disastrose derive zapateriste.
Tali dinamiche possono avere riflessi positivi anche sugli schieramenti delle elezioni in Loggia.  Evidente l’interazione data anche dalla coincidenza tra voto politico ed amministrativo. Con la possibilità di coltivare fin d’ora convergenze programmatiche con l’Udc e il Terzo polo, con lo stesso Civismo, oggi potenziato dalla “operazione Monti”, come ieri dalla “operazione Pisapia”.
Questo movimento è già in atto per la Loggia. In effetti, tutto ciò che si muove – dall’impegno programmatico alle varie candidature – è positivo. Rovesciando un’antica formula, verrebbe da dire che  “per poter raggiungere il fine, il movimento è tutto”. Superando schemi immaginati in una fase pre-Monti, logiche di autosufficienza o di tutele personali. Favoriti anche dalle novità nazionali, il rischio di ritrovarci immobili in una palude si può evitare solo facendo scorrere l’acqua delle disponibilità politiche e civiche, allargando con fiducia lo spazio partecipativo a tutte le novità in campo.

Claudio Bragaglio Consigliere Comunale PD

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