Crisi ex Ilva, l’ora più buia per Taranto: avviati 2.500 licenziamenti collettivi nell’indotto
Ventinove aziende dell'appalto metalmeccanico aprono formalmente le procedure di esubero dopo il crollo delle commesse nello stabilimento siderurgico. Sindacati in stato di agitazione e presidi ai varchi della fabbrica. Il governo convoca un tavolo di crisi.
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Taranto. Si apre una drammatica crisi sociale ed economica nel territorio di Taranto, con ripercussioni immediate sul tessuto industriale legato allo stabilimento siderurgico dell’ex Ilva. In attesa che da parte del governo venga chiarito quale sarà il futuro degli impianti siderurgici, 28 aziende metalmeccaniche dell’appalto e dell’indotto hanno formalmente avviato le procedure di licenziamento collettivo, inviando le relative comunicazioni formali alle organizzazioni sindacali di categoria.
Il provvedimento d’urgenza mette a rischio l’occupazione e il futuro di oltre 2.500 lavoratori e delle rispettive famiglie. La decisione drastica giunge al culmine di una fase di profonda incertezza operativa sul futuro produttivo dello stabilimento pugliese, innescando l’immediata mobilitazione dei rappresentanti dei lavoratori e la convocazione d’urgenza di un tavolo istituzionale da parte del governo nazionale.
Le cause del provvedimento e la decisione di Aigi
In base a quanto comunicato formalmente alle parti sociali, la decisione di avviare le procedure di licenziamento collettivo è stata assunta in modo congiunto dalle aziende associate ad Aigi, l’organismo di rappresentanza che riunisce le imprese dell’indotto-appalto dello stabilimento tarantino. Secondo la ricostruzione fornita dai vertici dell’associazione, il passaggio formale si è reso inevitabile a causa della drastica riduzione delle attività esterne e delle commesse di manutenzione.
La contrazione operativa è legata alla programmata fermata dell’area a caldo della fabbrica entro la fine di ottobre, disposta in esecuzione di un provvedimento restrittivo della Corte d’Appello. I datori di lavoro hanno definito la scelta come un atto estremo e doloroso, motivato dall’assenza di garanzie sulla continuità produttiva e dalla conseguente impossibilità di sostenere i costi del personale in mancanza di attività contrattuali.
La reazione sindacale e la mobilitazione sul territorio
Secondo quanto riferito dalle autorità locali e dai rappresentanti delle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, l’annuncio dei licenziamenti in blocco ha provocato l’immediato stato di agitazione tra le maestranze dello scalo industriale. Le organizzazioni sindacali hanno denunciato l’impatto devastante che la misura avrà su un’area già fortemente colpita da crisi occupazionali pregresse, contestando la scelta di far ricadere sui lavoratori i ritardi nella programmazione della transizione industriale del polo siderurgico.
I segretari provinciali hanno richiesto un intervento ispettivo immediato e l’attivazione di ammortizzatori sociali d’emergenza idonei a congelare le procedure espulsive, convocando assemblee straordinarie e manifestazioni di protesta davanti ai varchi della fabbrica per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali.
L’intervento del governo e gli scenari futuri
La gravità della situazione ha spinto l’esecutivo centrale ad adottare contromisure nel tentativo di bloccare le procedure e salvaguardare i livelli occupazionali. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto la convocazione straordinaria di un tavolo di crisi a Palazzo Chigi, invitando i rappresentanti di Aigi, le organizzazioni sindacali nazionali e gli enti locali pugliesi.
Le autorità governative verificheranno la fattibilità di soluzioni normative e finanziarie d’emergenza per garantire la continuità dei pagamenti alle imprese dell’appalto e scongiurare la chiusura definitiva delle ventotto ditte coinvolte. Gli accertamenti tecnici proseguiranno nei prossimi giorni per valutare le alternative industriali all’arresto degli impianti termici, in un clima di forte tensione sociale monitorato dalle forze dell’ordine.




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