Lavoro, allarme rosso a Brescia: aumentano infortuni, morti e malattie
La città si conferma tra le aree più colpite della regione. Il coordinatore Uil Mario Bailo: «La sicurezza del lavoro deve diventare la vera priorità del nostro territorio per azzerare le morti bianche».
Più informazioni su

Brescia. «I dati del primo semestre 2026 sul territorio bresciano – commenta il coordinatore Uil Mario Bailo – evidenziano un quadro di forte allarme per la sicurezza. Con 8.735 infortuni registrati (+6%), un incremento delle malattie professionali del 14,7% (679 casi) e ben 15 denunce mortali rispetto alle 12 del 2025, Brescia si conferma tra le aree più colpite della regione. Non possiamo rassegnarci a questi numeri: servono controlli stringenti, più risorse per la prevenzione e un impegno corale per arrestare questo massacro. La sicurezza del lavoro deve diventare la vera priorità del nostro territorio per azzerare le morti bianche».
I dati Inail relativi al primo semestre 2026, rielaborati nel secondo Rapporto mensile dalla Uil Lombardia, delineano un quadro di estrema gravità per la tutela dei lavoratori sul territorio regionale. Le denunce complessive di infortunio hanno superato la soglia dei 60mila casi, attestandosi a quota 60.532 con un incremento del 6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando nettamente il dato medio nazionale.
Particolarmente allarmante risulta anche il bilancio delle malattie professionali, che registrano un balzo dell’11,8% sfiorando i 2.900 casi, con una forte accelerazione per le patologie muscolo-scheletriche e un vertiginoso incremento delle denunce legate ai disturbi psichici e comportamentali (+73,7%). Sul fronte delle vittime, le 75 denunce mortali registrate nei primi sei mesi segnano un’equivalenza drammatica di un lavoratore deceduto ogni 2,4 giorni, evidenziando come la modesta variazione rispetto al 2025 non rappresenti affatto un segnale di miglioramento strutturale. Il fenomeno colpisce in modo marcato anche le fasce più fragili: gli infortuni tra i lavoratori nati fuori dall’Unione Europea crescono del 10,6%, mentre le denunce nel perimetro studentesco raggiungono circa 12.600 casi, collocando la Lombardia al vertice nazionale col 24% degli eventi complessivi.
«I dati sugli infortuni e sulle malattie professionali – sottolinea il Segretario Generale Uil Lombardia Antonio Albrizio – confermano che la sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere affrontata a 360 gradi. Non dobbiamo infatti dimenticare che in Lombardia assistiamo a una recrudescenza inaccettabile di infortuni e a un crescendo di aggressioni, fisiche e verbali, ai danni di lavoratori impegnati nel frontline. La vita delle persone sopra ogni cosa, non si tratta solo di rispettare le norme sulla prevenzione degli incidenti, ma di tutelare l’incolumità fisica e la dignità delle persone in ogni contesto lavorativo. Serve un impegno corale delle istituzioni per potenziare i controlli, garantire presidi di protezione efficaci e promuovere una nuova cultura del rispetto e del lavoro sicuro. Serve un piano regionale interistituzionale con obiettivi misurabili, organici stabili nei servizi Psal delle Ats e nell’Ispettorato attraverso una banca dati condivisa e con una trasparenza sui risultati della vigilanza. L’obiettivo resta uno solo: zero morti sul lavoro».








Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.