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Indagine retributiva di Confindustria, “mappati 60 profili professionali”

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(red.) È stata presentata oggi pomeriggio – nella Sala Beretta di Confindustria Brescia – l’edizione 2021 dell’Indagine Retributiva, intitolata “Gli stipendi attraverso una prospettiva internazionale”.

Durante i lavori, moderati dal giornalista Thomas Bendinelli, sono intervenuti Roberto Zini (Vice Presidente Confindustria Brescia con delega a Relazioni Industriali e Welfare), Davide Fedreghini (Confindustria Brescia), Miriam Quarti (OD&M Consulting), Ivan Sinis (Unione Industriali Torino), Andrea Benigni e Martina De Santis (ECA Italia).

L’Indagine Retributiva è realizzata dal Centro Studi di Confindustria Brescia in collaborazione con le principali associazioni del Sistema del nord Italia, per un totale di 12 realtà coinvolte nelle 4 regioni più industrializzate d’Italia (più Firenze), macro territori che insieme producono un valore aggiunto di circa 611 miliardi di euro (pari al 38% del prodotto nazionale): Assolombarda, Confindustria Bergamo e Confindustria Como in Lombardia; l’Unione Industriali Torino e Confindustria Cuneo in Piemonte; Assindustria Venetocentro, Confindustria Vicenza e Confindustria Verona in Veneto; Confindustria Emilia Area Centro e Unione degli Industriali di Reggio Emilia in Emilia-Romagna; Confindustria Firenze in Toscana. In totale, i profili professionali mappati sono 60, appartenenti a 12 macro aree funzionali.

L’edizione 2021 presenta alcune novità di rilievo: la principale riguarda un approfondimento relativo al confronto internazionale, a supporto soprattutto delle aziende che presentano un elevato grado di apertura all’estero e devono disporre di informazioni sia sul mercato del lavoro locale che su quello di altri Paesi. L’analisi internazionale è stata affidata a due partner autorevoli nel rispettivo settore: OD&M Consulting (che fornisce anche il supporto metodologico per l’indagine retributiva) per quanto riguarda il confronto tra stipendi italiani ed esteri ed ECA Italia, sul tema degli espatriati.

Tra i principali risultati emersi (a carattere generale, per i territori considerati dall’analisi) figura che – tra i potenziali beneficiari – solamente il 29% dei lavoratori converte in welfare il Premio di risultato. La percentuale di dipendenti che ha optato per la conversione cresce all’aumentare della qualifica: 25% operai, 35% impiegati e quadri; la percentuale di conversione dell’importo del premio si attesta invece intorno al 44%.

L’analisi internazionale ha quindi evidenziato alcuni differenziali retributivi tra quanto percepito in Italia e un panel di paesi esteri: in particolare, risulta che – rispetto al nostro Paese – la Germania paga in media 1,4 volte in più una pari posizione di specialist/operative, la cui retribuzione si attesta a 26.925 euro (RAL).

L’analisi ha poi toccato il tema del cuneo fiscale e contributivo, che varia a seconda del Paese considerato e vede tipicamente penalizzate le retribuzioni italiane rispetto a quelle estere. Per ogni 100 euro di salario lordo, i datori di lavoro in Italia devono sopportare oneri aggiuntivi di 40 euro per le figure Professional e di 43 euro per gli Operative. In Germania sono pari a circa 20 euro, solo la Francia ci tiene testa (circa 45 euro).

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