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Fp Cgil Brescia: “Moltiplichiamo l’impegno per il mondo del lavoro cooperativo”

(red.) Tutto il mondo cui appartengono le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali appare oramai essere tanto il più ampio dei settori contrattualizzati, quanto il più fragile, poiché legato a contratti part time ciclici, intermittenti, precari e non di rado ai limiti della sussistenza.
“Per fare un esempio su tutti”, si legge in una nota della Fp Cgil di Brescia, “la recente conquista ottenuta il 29 dicembre 2020 con l’approvazione del testo definitivo sul riconoscimento, per i cosiddetti part time ciclici, del periodo non lavorato ai fini del calcolo della contribuzione previdenziale, per quanto un ottimo passo in avanti, positivo e importante, non risolve a pieno la situazione di tutte le operatrici degli appalti scolastici (per fare un esempio) con meno di 20 o 24 ore contrattuali, e sono la maggior parte, in quanto il loro reddito rimane ben al di sotto della soglia minima reddituale di 10.724 euro, necessaria ad ottenere i contributi su tutto l’anno”.

“Intere fette della società, soprattutto donne, stanno pagando un prezzo alto in termini di precarizzazione, riduzione del lavoro e reddito”, continua il comunicato. “Per questa ragione, noi di Fp Cgil di Brescia stiamo moltiplicando l’impegno di rappresentanza verso il mondo del lavoro cooperativo. Stiamo discutendo con il Comune di Brescia una piattaforma di proposte allo scopo di rafforzare i contenuti del bando di gara per l’affidamento dei servizi di assistenza specialistica agli studenti minori con disabilità. Abbiamo comunicato che verranno messe in campo dall’organizzazione sindacale le opportune mobilitazioni così come richiesto dalle lavoratrici nella partecipata assemblea sindacale tenutasi lo scorso 22 marzo 2021. Verranno pertanto avviati confronti  ai diversi tavoli e intraprese interlocuzioni che si riterranno necessarie, a partire dalla cooperazione sociale”.

“Abbiamo maturato la consapevolezza che sul tema degli appalti pubblici sia necessario aprire un dialogo con l’amministrazione comunale finalizzato ad un accordo per la qualità e la legalità negli appalti, ma anche alla qualità dei servizi stessi, esercitati da personale qualificato, che al momento non gode neppure di un giusto inquadramento professionale rispetto alle mansioni svolte in ambito educativo; riconoscimento che per esempio risolverebbe anche la questione della soglia di reddito annuale necessaria a vedersi riconosciuti i contributi cui si fa riferimento nella legge su indicata oltre che ad una identità professionale specifica e spendibile anche in altri ambiti educativi in disponibilità del comune”.

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