Roma. Dal territorio bresciano arriva una valutazione cauta sulla Legge di Bilancio 2026, approvata definitivamente dal Parlamento. La manovra, da circa 22 miliardi di euro, viene riconosciuta come responsabile sul piano dei conti pubblici, ma giudicata poco incisiva da imprenditori e associazioni di categoria della provincia di Brescia, che chiedono più coraggio a sostegno di chi produce e investe.
Secondo Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, la finanziaria contiene alcuni segnali positivi, come l’iperammortamento, ma non basta ad affrontare le difficoltà quotidiane delle imprese. Dal Bresciano si sottolinea come il peso delle tasse, l’alto costo del lavoro e dell’energia e la complessità burocratica continuino a frenare la competitività. Streparava evidenzia la necessità di maggiori investimenti in innovazione e di interventi concreti sulla semplificazione amministrativa, ricordando che quando un’azienda chiude, le conseguenze ricadono su tutto il territorio, dall’occupazione all’indotto.
Critico anche Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia e Lombardia, che definisce la manovra “a luci e ombre”. Dal suo punto di vista, l’iperammortamento è una misura positiva, ma manca una strategia di lungo periodo, soprattutto sul tema del costo dell’energia, che continua a penalizzare molte filiere produttive bresciane.
Più equilibrata la posizione di Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, che riconosce al Governo un approccio prudente e alcune scelte favorevoli, come il rifinanziamento della Nuova Sabatini e la correzione di norme che avrebbero penalizzato l’artigianato. Restano però perplessità sulla gestione di Transizione 5.0, giudicata incerta e con risorse insufficienti, rischiando di bloccare investimenti già programmati dalle micro e piccole imprese del territorio. Preoccupano inoltre misure come l’aumento delle accise sul gasolio e nuove ritenute, considerate un freno alla liquidità.
Nel complesso, dal punto di vista della provincia di Brescia, la manovra 2026 viene vista come un passo prudente ma non risolutivo. Le imprese chiedono stabilità, regole chiare e strumenti più forti per sostenere crescita, innovazione e competitività, affinché uno dei motori economici del Paese non perda slancio.
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