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Province, dal Senato ok all’abolizione

Con 160 voti a favore l'assemblea ha approvato la fiducia e il maxiemendamento sostitutivo del ddl Delrio sul taglio degli enti locali.

(red.) Con 160 voti a favore, 133 contrari e nessun astenuto l’assemblea del Senato ha approvato la fiducia e il maxiemendamento del governo interamente sostitutivo del ddl Delrio sul taglio delle province.
Il provvedimento, essendo stato modificato nel passaggio legislativo al Senato, torna ora alla Camera in terza lettura. Politicamente il ddl ha evidenziato forti criticitàda parte di alcuni senatori del gruppo Per l’Italia, che al momento del voto si è spaccato. Tito Di Maggio e Maurizio Rossi hanno annunciato nelle loro dichiarazioni in Aula il loro dissenso. Il primo non ha partecipato al voto, il secondo ha invece votato no. Il resto del gruppo non ha nascosto scontento (”Avremmo auspicato un provvedimento più incisivo” spiegava il capogruppo Lucio Romano), ma alla fine ha optato per la linea della «responsabilità».
Tiepido anche il sostegno del gruppo di Scelta civica, soprattutto nel merito («Ci sono criticità che non possiamo non vedere» osservava il capogruppo Gianluca Susta), mentre si conferma il sostegno al governo con il sì alla fiducia. Il resto della maggioranza ha assicurato invece pieno appoggio tanto al provvedimento quanto alla sua cifra politica più ampia. «Il ddl Delrio sulle province è il primo tassello di un complesso di riforme istituzionali che dimostrano che c’è una forte idea di cambiamento. E quanto il processo di riforme istituzionali sarà terminato, la forma dello Stato itlaiano darà diversa» apprezzava il presdiente dei senatori Pd, Luigi Zanda.
D’accordo con lui il senatore Ncd, Antonio D’Alì
: «E’ il primo gradino nella scala delle riforme che ci accingiamo a scalare». Di segno opposto le opposizioni: da M5S a Sel, dalla Lega Nord a Fi e Gal. Per la senatrice Fi, Anna Maria Bernini si tratta di «ulteriore raggiro di pubblicità ingannevole di Renzi nei confronti degli italiani», per Giovanni Mauro di Gal «dal premier viene solo propaganda”, i leghisti annunciano l’immediato avvio di un referendum per l’abolizione delle prefetture, Sel e M5S rimarcano che il provvedimento ”aggiunge enti e poltrone anzichè eliminarli».
Cosa succederà dunque a Brescia? Daniele Molgora rimarrà alla guida della Provincia  fino al 31 dicembre 2014. Anche la Giunta provinciale continuerà a esistere per i prossimi nove mesi. Discorso diverso, invece, per i consiglieri di palazzo Broletto, il cui incarico terminerà a fine maggio, con la scadenza naturale della consiliatura.
Dopo il 31 dicembre 2014 quindi, Molgora decadrà e con lui la giunta, ma la Provincia non sparirà: verrà semplicemente svuotata di ogni potere.

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