Scuole superiori, in dubbio la ripartenza al 50% il 7 gennaio

Dipenderà dai prossimi dati sull apandemia, ma molte regioni frenano. In alcuni istituti si pensa al rientro in classe del 30%.

(red.) Ma davvero le scuole italiane riapriranno il 7 gennaio con il ritorno in classe al 50% degli studenti delle superiori come ha sostenuto anche domenica il presidente del consiglio Guseppe Conte? Non sono molti quelli che ci credono. Naturalmente si è capito che con solamente la didattica a distanza l’istruzione funziona poco e male,  ma i numeri del contagio non sono  tranquillizzanti e quelli generati dalla mini-promiscuità delle festa natalizie non sono ancora arrivati. Secondo  gli esperti sarebbe prudente vedere l’andamento dei dati e soltanto dopo decidere se e con quali modalità riaprire le scuole.

Anche tra i governatori delle regioni ci sono molti dubbi. A nome di tutti ha parlato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: «Credo sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica».
In più c’è l’incognita della colorazione che verrà data alla Lombardia il 5 gennaio: resterà gialla come l’ultima volta oppure sarà arancione o addirittura rossa? Da questo naturalmente dipenderà molto.
Come se non bastasse, qualcuno fa notare che ci potrebbe essere un problema per il rientro in tempo sul posto di lavoro degli insegnanti partiti durante le vacanze per raggiungere i parenti al Sud.

Qualche scuola ha già deciso di ripartire con la presenza graduale: alcune classi
al 50% e altre al 30%. Almeno nei primi giorni, con la necessità di testare tutta l’organizzazione, l’orientamento di molti dirigenti scolastici e dei loro consigli di istituto, anche nella nostra provincia, sarebbe di iniziare con l’ingresso in classe di un terzo degli studenti anziché della metà.
Questo mix tra didattica a distanza e didattica in presenza potrebbe ridurre di molto lo stress delle aule, delle strutture scolastiche ma  anche dei trasporti pubblici, dei quali i ragazzi delle superiori sono tra i maggiori utlizzatori.

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